Caro SMS: in Italia restano i piu' alti d'Europa

NONOSTANTE CHE PARISI (ASSITEL), CON INTERVISTE PILOTATE, TENDA A MINIMIZZARNE L'IMPATTO.UTENTI CHE PAGANO 0,15 EURO, HANNO DIRITTO A CHIEDERE LA DIFFERENZA DI 0,11.

Gli utenti dei servizi telefonici cellulari,per inviare un sms agli utenti italiani da qualsiasi Paese europeo,  spendono circa 11 centesimi di euro, 4 centesimi di euro in meno rispetto ai 15 centesimi pagati generalmente in Italia: è una realtà incontrovertibile che non può essere confutata da alcuna intervista pilotata per minimizzare l’impatto del caro sms sulle famiglie.

Se, come è stato affermato oggi, il costo pagato dagli utenti è di 3 centesimi di euro per inviare i messaggini, vuol dire che la maggior parte dei cittadini, che non è obbligata a districarsi nelle varie offerte voce e sms insieme, che paga da tempo 15 centesimi ad invio,i costi più elevati in assoluto d’Europa dove la media è di 6/7 centesimi di euro, sono autorizzati dopo l’intervista di  Parisi presidente dell’associazione degli operatori Tlc, a richiedere il differenziale di 12 centesimi.

Adusbef e Federconsumato,pur non avendo alcuna simpatia per Mr.Prezzi, ribattezzato da tempo Mr Rincari per gli scarsi poteri attribuiti a contrastare rincari,aumenti e ritocchini, concordano con l’analisi sul caro Sms stigmatizzando l’arroganza e la provocazione di Assitel, alla quale l’unica risposta è una class action per la restituzione di tariffe indebite concordate da tutti gli operatori con politiche di cartello per imporre costi eccessivi sulla pelle dei cittadini.

Infine anche l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni adusa ad assecondare i desiderata delle compagnie telefoniche, dovrebbe intervenire con urgenza, sia per stabilire criteri uniformi nella rilevazione delle tariffe dei messaggini per le doverose comparazioni europee, che per indagare su costi uniformi di SMS che non si differenziano da compagnia a compagnia, rendendo verosimili i sospetti di accordi di cartello che vanificano la concorrenza e ledono i diritti dei consumatori al diritto di prezzi equi.