Il servizio idrico dopo il referendum

Gli organi di informazione stanno giustamente dando ampio spazio all’eccezionale risultato del referendum del 12-13 giugno e alle conseguenze che ne derivano; si stanno moltiplicando le prese di posizione di  vari esponenti politici e amministratori pubblici e delle società di gestione interessate. La Federconsumatori è stata tra i promotori dei referendum sull’acqua e ha da tempo avviato una riflessione e una iniziativa su questi temi, rivendicando un ruolo dei cittadini e delle associazioni di tutela che anche a parere dello stesso CONVIRI nella sua relazione al Parlamento, fin ad oggi è stato ignorato o, quanto meno sottovalutato. Ora non vorremmo che tale errore continuasse a perpetuarsi, malgrado l’inequivocabile chiarezza e la spinta poderosa che viene dallo stesso risultato referendario. Nessuna riforma, nemmeno quella che formalmente riporta tutta le gestione all’ente pubblico, può considerarsi  tale, se non prevede adeguati meccanismi di controllo e di partecipazione attiva dei cittadini. L’eccezionalità  del risultato anche in Toscana mette in evidenza come non basta mantenere una percentuale anche maggioritaria della partecipazione alla società di gestione a fronte di una regolazione del pubblico debole e inefficace, del permanere di un conflitto di interessi  tra controllori e controllati, di una scarsa tutela dei cittadini (vedi la fragilità e l’impostazione elogiativa delle carte dei servizi) e alla elusione della domanda di partecipazione e controllo, considerata un impiccio. Non è un caso che proprio alcuni amministratori abbiano enfatizzato, l’annuncio del governo a pochi giorni dal voto referendario della costituzione di una non precisata agenzia di controllo, senza chiedersi con quale indipendenza, con quali poteri ed efficacia di intervento. Con questo non si intende negare alcuni importanti risultati che si sono raggiunti in Toscana rispetto alla situazione precedente, né negare le specificità delle diverse forme gestionali, ma sarebbe opportuno che si prendesse atto dei limiti molto grossi che lo stesso esito referendario ci segnala e, come dice l’ex-presidente Claudio Martini , andiamo avanti avendo il coraggio di rivedere anche la nostra cultura. Ecco perché, mentre apprezziamo impegni assunti e dichiarazioni di amministratori come il presidente della RT, Enrico Rossi, che ci pare spinga in questo senso o come il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, che, pur avendo dichiarato di votare no per il secondo quesito referendario, si sta interrogando su come dare una risposta adeguata ai problemi posti sull’esito referendario, altri, in particolare amministratori delle società di gestione, si sono subito lasciati andare a dichiarazioni a dir poco allarmistiche. Sappiamo benissimo che per quanto riguarda il servizio idrico si pongono problemi seri e complessi in termini di calcolo della tariffa, con riflessi immediati sull’operatività e su come superare le attuali gestioni e lo sviluppo degli investimenti. Consideriamo anche noi davvero preoccupante l’atteggiamento del governo che ancora una volta appare in tutt’altre faccende affaccendato. Ma non serve fare terrorismo, che, per altro, può essere interpretato come ritorsione. Dobbiamo trovare soluzioni adeguate, aprendo un dialogo con le comunità locali, con i cittadini e le loro associazioni di tutela. Noi ci siamo. Non facciamo l’errore di Pubbliacqua con l’aumento ingiustificato e unilaterale del deposito cauzionale. Non spargiamo allarmismo sugli investimenti, anche perché diciamolo francamente dalle scarse notizie che abbiamo (anche questo è un sintomo) i privati hanno conseguito utili negli anni passati anche più consistenti di quelli considerati adeguati da una vecchia delibera degli anni ottanta, mai aggiornata, quando c’era un’inflazione galoppante e il tasso di remunerazione nominale molto più alto di ora. Gli investimenti che si sono fatti in questi anni sono stati pagati dalla tariffa(cioè da noi) e la garanzia alle banche l’ha data soprattutto il pubblico. Tutto in tariffa dunque? Se il Ministro Tremonti trova i soldi e gli strumenti (cassa depositi e Prestiti) per intervenire su Parmalat, è credibile che non si possano trovare risorse aggiuntive alla tariffa per finanziare alcune opere strategiche per l’ammodernamento della rete idrica e fognaria, in modo da tenere la tariffa, che comunque dovrà avere una diversa impostazione e progressività, sostenibile economicamente e socialmente? In questi giorni si parla molto di acqua. Il quesito referendario riguardava anche gli altri servizi pubblici locali, quali i rifiuti e il Trasporto Pubblico Locale. Come si intende operare, visto che non c’è più il vincolo di fare le gare entro quest’anno, ma , nello stesso tempo, c’è l’urgenza per non cadere in emergenza, di effettuare almeno alcuni interventi impiantistici o procedere a una organica riforma e riorganizzazione del settore? Anche su questo ribadiamo la nostra posizione: stabilire prioritariamente norme e strumenti efficaci di regolazione e attivare fin da subito forme di coinvolgimento, controllo e partecipazione attiva dei cittadini. In poche parole: impariamo dagli errori del passato, per avviare una politica che abbia un fondamento culturale nuovo e partecipato, che rispetti lo spirito e la sostanza dell’esito referendario.