Siccità: Governo e cittadini facciano la loro parte. Il primo attuando piani per razionalizzare l’utilizzo dell’acqua e rendere la rete più efficiente; i secondi adottando strategie antispreco.

Sono allo studio del Governo misure per fronteggiare l’emergenza siccità, sempre più vicina. Secondo il CNR – Consiglio nazionale delle ricerche, una percentuale fra il 6% ed il 15% della popolazione italiana vive ormai in territori esposti ad una siccità severa o estrema. La situazione non potrà che peggiorare con l’avvicinarsi della stagione estiva.

Dal Po al Tevere, ai principali laghi italiani: fiumi e bacini sono nettamente al di sotto dei livelli abituali e lasciano intravedere una situazione allarmante.

Federconsumatori, da sempre impegnata per la salvaguardia dell’acqua come bene comune fondamentale e inalienabile, avvia oggi una campagna per sensibilizzare i cittadini sull’utilizzo consapevole e sulla necessità di preservare questa importante risorsa.

Allo stesso tempo sollecita il Governo a definire un piano di gestione e razionalizzazione dell’acqua destinata ad uso agricolo, civile e industriale. Piano che preveda la realizzazione di invasi e bacini per la raccolta delle acque da destinare ad uso agricolo, la depurazione delle acque reflue per l’utilizzo in agricoltura e nei cicli produttivi, la desalinizzazione, ma soprattutto l’avvio urgente di una grande opera di efficientamento della rete idrica ormai obsoleta, che, è proprio il caso di dirlo, “fa acqua da tutte le parti”. Come Federconsumatori, da anni, denunciamo il grave problema della dispersione, che in media negli acquedotti italiani è di oltre il 40%: questo vuol dire si perdono in media 40 litri ogni 100 immessi nelle reti di distribuzione. Una dispersione che risulta ancor più inammissibile se si pensa che i cittadini pagano in ogni bolletta una “quota per investimenti”, vale a dire una percentuale per un ammodernamento della rete mai realizzato e, ora, quanto mai urgente.

È necessario, inoltre, che anche i cittadini facciano la loro parte adottando buone pratiche e comportamenti virtuosi per evitare gli sprechi.

 

Di seguito i consigli di Federconsumatori:

Lavarsi i denti tenendo il rubinetto aperto fa sprecare oltre 5 litri al minuto. Per questo è bene utilizzare lo spazzolino inumidito col solo dentifricio e risciacquare soltanto alla fine.

Per farsi la barba è sufficiente colmare il lavandino d’acqua, chiudendolo col tappo, e poi lasciarla scorrere terminata la rasatura.

Lavare frutta e verdura lasciandole immerse in acqua: così si riduce il numero di risciacqui sotto l’acqua corrente. Inoltre, l’acqua utilizzata per lavare frutta e verdura può essere impiegata per innaffiare le piante.

Si consiglia di preferire la doccia al bagno: è sicuramente più veloce e fa risparmiare fino a 100 litri d’acqua alla volta. Ovviamente è opportuno aprire il rubinetto solo nel momento in cui ci si sciacqua, senza lasciarlo aperto per l’intera durata della doccia.

Utilizzare lavastoviglie e lavatrice a pieno carico: così si arriva a risparmiare fino a 11.000 litri d’acqua all’anno.

Prima di partire si consiglia di chiudere la valvola centrale dell’acqua, anche per evitare rotture improvvise nell’ impianto idraulico.

Controllare che i rubinetti non perdano acqua, in caso contrario chiedere l’aiuto di un idraulico esperto o sostituire le guarnizioni. Un rubinetto che gocciola può far sprecare fino a 4.000 litri d’acqua in un anno. È bene, inoltre, installare i riduttori di flusso dell’acqua, che sono dei dispositivi di semplice installazione che miscelano aria con l’acqua, consentendo di limitare il consumo di quest’ultima fino al 50%.

La tradizione popolare insegna che l’acqua utilizzata per la cottura della pasta è un ottimo sgrassante e permette di lavare piatti e bicchieri senza eccessivo uso di detersivo.

Controllare che lo scarico del wc non perda: un wc che perde può arrivare a consumare fino a 80 litri d’acqua al giorno. Se si ha uno scarico a cassetta, adottare il pulsante con doppio tasto, che consente di dosare l’acqua a seconda delle esigenze.

Ridurre la frequenza dei lavaggi dell’automobile, utilizzando un secchio e non la pompa per risciacquarla.

Istat: la fiducia dei consumatori in aumento non tragga in inganno. Nel Paese continuano a crescere le disuguaglianze e sempre più famiglie sono costrette a rinunce e sacrifici.

A febbraio l’Istat sima un aumento dell’indice relativo al clima di fiducia dei consumatori, che passa da 100,9 a 104. Rimane stabile, invece, l’indice relativo alla fiducia delle imprese.

Un dato che, come avvenuto per l’andamento del tasso di inflazione, non deve trarre in inganno. La situazione di parziale miglioramento, dovuta principalmente all’attenuazione dei rincari sul fronte energetico, non deve e non può far abbassare la guardia verso le difficoltà delle famiglie, specialmente quelle meno abbienti.

L’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori rileva ancora grandi difficoltà da parte delle famiglie, che in molti casi (oltre ¼) non riescono o temono di non riuscire più a breve a far fronte ai consumi fondamentali. Crescono di giorno in giorno le rinunce: prosegue la riduzione del consumo di carne e pesce, pari al -16,9% (settori in cui si nota anche uno spostamento verso il consumo di tagli e qualità meno costosi e meno pregiati); la riduzione del consumo di frutta e verdura (che riguarda il 12,9% dei cittadini); oltre che la ricerca sempre più assidua di offerte, sconti, acquisti di prodotti prossimi alla scadenza (abitudine adottata dal 47% dei cittadini), acquisti presso discount. A tali dati si aggiunge la progressiva rinuncia all’utilizzo dei mezzi propri, per ricorrere all’utilizzo di mezzi pubblici +8,9% (fattore che determina ricadute negative su un servizio, in molte realtà, è ancora estremamente carente).

Alla luce di questa situazione è necessario che il Governo avvii politiche di sostegno ai redditi e al potere di acquisto delle famiglie, soprattutto quelle con minore capacità di spesa, senza tralasciare l’azione di contrasto al caro-energia: attraverso la sospensione dei distacchi per morosità, la previsione di una garanzia per la rateizzazione lunga delle bollette, la costituzione di un Fondo contro la povertà energetica e il contenimento del costo dei carburanti, che incidono fortemente sulla determinazione dei prezzi di beni e servizi.

Le risorse per tali operazioni dovranno essere ricavate dal potenziamento della lotta ai fenomeni speculativi, all’evasione e all’elusione fiscale, prevedendo anche un aumento della tassazione su extraprofitti (non solo in campo energetico) e rendite finanziarie.

CONFRONTO FEDERCONSUMATORI TOSCANA – ESTRA ENERGIE SU PREZZI ENERGIA E TUTELA UTENTI

Venerdì 24 febbraio 2023 si è tenuto un incontro tra la nostra Associazione e il management delle società Estra Spa ed Estra Energie.

Il confronto si è reso necessario dopo che la nostra Associazione, attraverso le proprie sedi provinciali, ha raccolto numerose segnalazioni di cittadini i cui bilanci familiari sono ormai stremati dal peso dei costi energetici e dall’inflazione che non accenna a mitigarsi.

Proprio nell’ultimo trimestre 2022 uno degli indici per la determinazione del prezzo per il gas nel mercato libero ha subito una spinta al rialzo causando dei veri salassi sulle bollette recapitate nel primo periodo del 2023. Sono state affrontate anche numerose questioni relative alla maggiore comprensione per gli utenti delle condizioni contrattuali per la determinazione dei prezzi unitamente alle tematiche relative la c.d. modifica unilaterale delle condizioni contrattuali e alle misure di sostegno messe in campo da Estra Energie.

Riteniamo positivo il confronto con una società che opera prevalentemente nel nostro territorio regionale ed è stata ribadita la necessità di consolidare l’attenzione alle famiglie che sono tra le più colpite dalla crisi energetiche.

Sicuramente gli strumenti nazionali quali il “bonus sociale” possono essere un primo sostegno ai cittadini ma c’è la necessità di potenziare tali misure anche a livello locale. Per questo abbiamo proposto al management della società di poter interessare gli azionisti di Estra e i lori soci (i Comuni) al fine di destinare risorse importanti all’abbattimento delle tariffe in favore delle famiglie. Riteniamo possa essere non solo un concreto sostegno economico ma anche la dimostrazione di come in Toscana si possa sviluppare un sistema virtuoso proprio in un settore delicato come quello energetico che abbia come obiettivo la tutela ed il sostegno alle famiglie.

Raccogliamo la disponibilità del management di Estra ad affrontare le questioni poste ma vi è la necessità che alcune scelte si concretizzino in tempi brevi per questo chiediamo alla compagine sociale pubblica di valutare il prima possibile la proposta che abbiamo avanzato.

Come Associazione di consumatori continueremo la nostra attività di tutela e informazione ai cittadini che si rivolgono alla nostra rete di sportelli e vigileremo affinché le questioni oggetto dell’incontro trovino una veloce attuazione.

Saldi: si prevede una stagione “magra” per i saldi 2023, con una spesa media inferiore del 3% rispetto al 2022. Crisi, rincari e Black Friday frenano la corsa agli acquisti.

Come ad ogni inizio anno, si avvicina la stagione dei saldi. In alcune regioni (Sicilia e Basilicata) le vendite promozionali prenderanno il via il 2 gennaio, in quasi tutto il resto d’Italia partiranno, invece, il 5 gennaio.

L’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori stima una stagione “magra” per i saldi invernali: appena il 24% delle famiglie approfitterà delle vendite promozionali. Dal confronto con lo scorso anno emerge una diminuzione del -13% dei nuclei familiari che si apprestano ad approfittare delle vendite promozionali.

La spesa media a famiglia sarà di 178,60 euro (il 3% in meno rispetto a gennaio 2022). Esiste, però, un forte divario: vi sono infatti famiglie che spenderanno cifre ben superiori a questa media, altre che non effettueranno alcun acquisto. A incidere sulla scarsa corsa agli acquisti non solo contribuiscono la crisi ed i rincari (l’Osservatorio Federconsumatori prevede nel 2023 una stangata di +2384,42 euro), ma anche il prolungato periodo di sconti avvenuti in occasione del Black Friday.   Tra coloro che acquisteranno a saldo non manca chi ha “rimandato” qualche regalo di Natale al periodo di vendita promozionale, per acquistarlo a prezzi più vantaggiosi.

Chi ha intenzione di effettuare acquisti approfittando dei saldi deve comunque tenere a mente alcune regole e raccomandazioni importanti: il rischio di incorrere in un inganno purtroppo è sempre dietro l’angolo ed è diffusa la possibilità di imbattersi in promozioni decisamente poco vantaggiose:

 

Prezzi

L’art. 15 del D.Lgs. n. 114/98 dispone che il cartellino debba indicare sia il prezzo “pieno” che quello ridotto nonché la percentuale di sconto. Per evitare che i potenziali clienti possano confondere la merce in saldo con gli altri articoli in vendita sarebbe inoltre utile separare negli espositori le due categorie di prodotto.

Lo sconto riportato sul cartellino è quello che l’esercente è tenuto ad applicare e perciò, se alla cassa venisse chiesto il pagamento di una cifra differente, è opportuno farlo subito presente al negoziante. Qualora si presentino difficoltà non esitare a rivolgersi alla Polizia Municipale.

La normativa vigente obbliga gli esercizi commerciali a garantire ai clienti il pagamento tramite POS, quindi con carta di credito o bancomat. Nel caso in cui l’esercente non consenta tale opzione di pagamento, è possibile segnalare l’episodio alla Guardia di Finanza.

In linea di massima è preferibile evitare di acquistare nei punti vendita che non espongano entrambi i prezzi (quello pieno e quello scontato) e la percentuale di sconto, nonché diffidare delle offerte eccessivamente vantaggiose (pari o superiori al 60%), dietro a cui potrebbe nascondersi un tentativo di truffa o un prodotto contraffatto.

 

Prove e Cambi

I punti vendita non sono tenuti per legge a permettere la prova dei capi di abbigliamento prima dell’acquisto così come, in assenza di vizi o difetti, il cambio del prodotto è rimesso alla discrezionalità del commerciante. Nel caso in cui il negoziante lo consenta, è sempre meglio provare l’articolo e, prima del pagamento, chiedere all’esercente termini e condizioni per l’eventuale possibilità di sostituzione.  In generale consigliamo di diffidare di quegli esercizi che non consentono di provare i capi: potrebbe essere indice di poca trasparenza.

È poi buona norma evitare di acquistare prodotti la cui etichetta non indichi, oltre alla composizione, anche le modalità di manutenzione: si eviteranno così spiacevoli incidenti nelle operazioni di lavaggio.

 

Garanzie

Se da una parte il negoziante non è tenuto per legge a sostituire un prodotto integro, la situazione cambia radicalmente in caso di prodotto difettoso.

Il D.Lgs. n. 24/2002 stabilisce un periodo di garanzia di due anni per i prodotti nuovi e di un anno per i beni usati, anche nel caso di merce acquistata a saldo: è quindi bene conservare lo scontrino (e possibilmente fotocopiarlo, considerando che le ricevute in carta chimica tendono a sbiadire dopo pochi mesi) per chiedere al negoziante la sostituzione del prodotto difettoso e che comunque presenti un vizio di conformità che ne pregiudichi l’utilizzo, emerso entro i 24 mesi dall’acquisto.

In alternativa alla sostituzione è possibile usufruire della riparazione o richiedere una riduzione proporzionale del prezzo o ancora scegliere la risoluzione del contratto. Va precisato che l’opzione scelta non deve risultare eccessivamente onerosa o oggettivamente impossibile per il venditore.

Il bene deve essere conforme al contratto di vendita o comunque alle descrizioni rilasciate: nel caso in cui questo non avvenga, il cliente può chiedere il rimborso del prezzo pagato. Segnaliamo che anche la pubblicità deve rispondere a tale criterio.

Qualora il venditore rifiuti di ottemperare ai propri doveri o venga richiesto il pagamento delle riparazioni adducendo la mancata copertura del difetto nel quadro della garanzia, ma tali dichiarazioni non risultino opportunamente dimostrabili, il consumatore potrà rivolgersi al Giudice di pace del Tribunale più vicino oppure chiedere assistenza ad uno sportello Federconsumatori.

Al fine di evitare equivoci, è opportuno tenere presente che gli impegni assunti dal produttore, cioè le garanzie convenzionali, sono vincolanti per il produttore stesso, ma non sostituiscono la garanzia legale; quindi, riparazioni e sostituzioni devono essere richiesti direttamente al negoziante: sarà poi quest’ultimo, in presenza di garanzia convenzionale, ad indirizzare eventualmente il cliente al servizio assistenza del produttore.

 

Acquisti online

A differenza di quanto accade per gli acquisti effettuati direttamente nei negozi, nel caso dello shopping online non è sempre possibile consultare tutte le informazioni relative al prodotto. È  pertanto opportuno controllare con attenzione la completezza e l’esaustività della descrizione e la buona qualità delle immagini disponibili per inquadrare il prodotto nel suo complesso.
Proprio tenendo in considerazione l’impossibilità di verificare fisicamente le condizioni e la qualità dei prodotti, il Codice del Consumo prevede particolari tutele per gli acquisti online e a distanza: è il caso ad esempio del diritto di recesso, qui previsto, che invece, come già precisato, non sussiste per gli articoli comprati nei locali commerciali. L’utente ha 14 giorni di tempo a partire dal momento della consegna per restituire il prodotto e richiedere il rimborso totale dell’importo pagato. Ad ogni modo è preferibile consultare sul sito scelto le indicazioni relative al diritto di recesso.

Nel caso in cui l’acquisto non avvenga dal sito dell’azienda ma attraverso un’altra piattaforma, è necessario verificare l’affidabilità dell’intermediario e la provenienza della merce.

Per garantire la sicurezza dei pagamenti, siano essi effettuati tramite carta di credito, carta di debito, bonifico o altri mezzi, è importante utilizzare una connessione protetta, controllare che l’indirizzo del sito web sia preceduto da HTTPS (e non da HTTP) e verificare la presenza dell’immagine di un lucchetto, in basso a destra nella pagina della transazione.

Ricordiamo infine che tutti i siti sono tenuti a riportare l’informativa sulla privacy e sul trattamento dei dati personali.

Energia: ARERA aggiorna le tariffe dell’energia elettrica che diminuisce del -19,5%. Nell’anno scorrevole, la spesa ammonterà comunque al +67% rispetto all’anno precedente. Necessarie misure urgenti del Governo.

L’Autorità per l’Energia ha aggiornato le tariffe dell’energia elettrica per il primo trimestre 2023: con il nuovo anno arrivano notizie incoraggianti per le famiglie, poiché il costo dell’energia elettrica, infatti, finalmente torna a scendere, dopo i forti aumenti registrati nel corso del 2022.

Questo solo per quanto riguarda l’elettricità: per gli aggiornamenti delle tariffe relativa al gas, infatti, bisognerà attendere i primi di gennaio, con il nuovo metodo di calcolo del prezzo medio ex-post.

La bolletta dell’elettricità per gli utenti sul mercato tutelato, secondo i dati Arera, subirà una diminuzione del -19,5%. Questo vuol dire che, per l’elettricità, la spesa per la famiglia-tipo nell’anno scorrevole (compreso tra il 1° aprile 2022 e il 31 marzo 2023), sarà di circa 1374 euro, +67% rispetto ai 12 mesi equivalenti dell’anno precedente.

Una spesa che, seppure in diminuzione rispetto al trimestre precedente, risulterà comunque insostenibile per molte famiglie, che già stanno affrontando gli aumenti passati e che nel 2023, tolta la spesa per luce e gas, già dovranno affrontare per le altre spese aumenti di +1503,62 euro.

La diminuzione del costo dell’energia elettrica sul mercato tutelato stride, tra l’altro, con il pronunciamento del Consiglio di Stato che rischia di aprire la strada ad aumenti esorbitanti delle tariffe sul mercato libero.

Nonostante la recente diminuzione, non si può e non si deve ancora abbassare la guardia sul fronte energetico: è quanto mai necessario assumere decisioni e prendere provvedimenti adeguati, più incisivi di quelli finora previsti in manovra.

Da tempo, infatti, chiediamo di:

  • Ampliare la platea dei beneficiari dei bonus energia, gas e anche di quello idrico (che forse per una svista in manovra si son dimenticati di inserire), innalzando ulteriormente le soglie ISEE fino almeno a 20mila euro per tutti i nuclei familiari e ancora più alta per le famiglie numerose, aumentando in forma progressiva gli importi erogati;
  • Adottare tutte le misure necessarie per liberare il mercato dell’energia (elettricità, gas e carburanti) dalle speculazioni e dalla volatilità dei mercati;
  • Disporre una garanzia per la rateizzazione lunga delle bollette, nonché un Fondo contro la povertà energetica.

Tali interventi possono essere finanziati attraverso la tassazione, anche fino al 100%, dei superprofitti delle aziende energetiche, introducendo una tassazione ulteriore sugli extraprofitti realizzati dalle società che operano nei settori creditizio, finanziario, farmaceutico e nell’e-commerce. È indispensabile, inoltre, reperire nuove risorse mettendo in atto una seria azione di contrasto all’evasione e avviando una riforma fiscale che tassi di più le rendite e i grossi patrimoni e di meno il lavoro e le pensioni, a iniziare dalla defiscalizzazione dei prossimi aumenti contrattuali per i lavoratori.

Panettoni e pandori non mancheranno sulle tavole natalizie, ma i prezzi lievitano del +8% rispetto al 2021. Tra nuove ricette e rivisitazioni, i re delle feste rimangono sempre il panettone e il pandoro classici.

Le festività natalizie sono alle porte e le persone cominciano ad organizzarsi per ospitare parenti e amici per la cena della vigilia o il pranzo di Natale.

Gli ospiti che non mancheranno di certo sulle tavole natalizie sono il panettone e il pandoro: come ogni anno l’Osservatorio Nazionale Federconsumatori ha realizzato un’indagine sui costi dei due famosi dolci tradizionali e delle loro varianti.

Nonostante le nuove golose versioni (con aggiunta di mandorle, pistacchio, caramello e agrumi), i più amati restano sempre il panettone e il pandoro classici, che siano industriali o artigianali. Quest’anno, però, gli italiani dovranno fare i conti con una notevole lievitazione dei prezzi, dovuta in larga parte all’aumento del costo della farina di frumento, che quest’anno è salita di oltre il 63% (come rilevato da una nostra precedente indagine).

Dalle nostre ricerche emerge che i costi dei dolci tipici natalizi fanno registrare un aumento medio del +8% rispetto al 2021. Dall’ indagine si evince che il prezzo dei pandori risulta diminuito del -5% rispetto all’anno precedente, tuttavia, i rincari li avvertiamo proprio dall’aumento dei prezzi del suo concorrente, il panettone. Il prezzo del prodotto aumenta del 9% se acquistato al supermercato, aumenta invece del 13% se optiamo per la versione artigianale.  Questi rincari influiranno non poco sulle scelte delle famiglie per i menù natalizi, anche alla luce delle forti tensioni dei prezzi di tutti i prodotti alimentari.

Nell’indagine sono stati inoltre monitorati i costi dei mini panettoni da 100 grammi, dei panettoni realizzati con gusti e ricette differenti rispetto alla ricetta tradizionale e dei panettoni senza glutine, senza lattosio e vegani.

Di seguito la tabella con i costi in dettaglio e alcuni consigli utili su come scegliere prodotti di qualità:

2021 2022 Var. % 2021/2022
Panettone  €                 10,90  €                 11,90 9%
Pandoro  €                 11,53  €                 10,93 -5%
Mini-Panettone  €                   3,30  €                   3,60 9%
Panettone speciale  €                 14,65  €                 15,13 3%
Panettone artigianale  €                 35,33  €                 40,00 13%
Panettone special edition agli agrumi  €                 39,00  €                 43,60 12%
Panettone gluten free  €                 13,95  €                 15,58 12%
Panettone senza lattosio  n.d.  €                 29,20 n.d.
Panettone senza glutine e senza lattosio  n.d.  €                 41,70 n.d.
Panettone vegano  n.d.  €                 34,00 n.d.

Fonte: Dati Federconsumatori 2021 e 2022.

NB – I costi sono relativi a confezioni da 1 kg per tutti i prodotti, tranne il panettone gluten free (500 gr), il mini-panettone (100 gr).

 

Panettone e pandoro: quando sono degni di questo nome?

Ricordiamo che per poter riportare le diciture “pandoro” o “panettone” il prodotto deve essere conforme a quanto disposto dal Decreto 22 luglio 2005 Ministero delle Attività Produttive e dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, che stabilisce appunto gli ingredienti da utilizzare e le procedure da seguire nella preparazione.

 

Indicazioni in etichetta

Che sia industriale o artigianale, in qualità di prodotti preconfezionati i pandori e i panettoni devono riportare in etichetta alcune informazioni. La normativa vigente prevede che sulla confezione siano indicate le seguenti informazioni (secondo quanto previsto dal Regolamento (UE) 1169/2011: Etichettatura dei prodotti alimentari):

  • denominazione di vendita – nome comunemente impiegato per definire il singolo prodotto;
  • elenco ingredienti;
  • quantità (di tutti gli ingredienti e la quantità netta dell’alimento);
  • termine minimo di conservazione o data di scadenza;
  • nome o ragione sociale o marchio depositato e la sede del fabbricante o del confezionatore o di un venditore stabilito nella Comunità Europea;
  • sede dello stabilimento di produzione o di confezionamento;
  • lotto di appartenenza del prodotto;
  • modalità di conservazione e di utilizzo qualora sia necessaria l’adozione di particolari accorgimenti in funzione della natura del prodotto;
  • istruzioni per l’uso – ove necessario;
  • paese di origine o luogo di provenienza;
  • ingrediente o coadiuvanti che possono provocare allergie o intolleranze usato nella fabbricazione o preparazione di prodotti e/o alimenti;
  • dichiarazione nutrizionale.

 

Consigli utili

Non è sempre facile orientarsi tra l’ampia gamma di prodotti proposti, la cui varietà può disorientare il consumatore, distraendolo da elementi importanti. Per questo l’O.N.F. indica alcuni consigli da seguire:

  • Constatare l’integrità della confezione, che non deve presentare buchi o tagli;
  • Controllare la data di scadenza;
  • Prestare attenzione alla denominazione del prodotto (l’eventuale utilizzo della dicitura “dolce natalizio” o “dolce di Milano” o “dolce di Verona” invece di “pandoro” o “panettone” comporta l’impiego di ingredienti diversi rispetto a quelli della ricetta classica);
  • Verificare, qualora sia possibile, lo stato di lievitazione del panettone (quando la lievitazione è ottimale la curvatura del dolce parte dalla fine del pirottino);
  • Qualora l’acquisto avvenga a distanza (via telefono, via internet, ecc.), è opportuno controllare che le informazioni obbligatorie in etichetta siano disponibili prima della conclusione della transazione.

Nel caso del panettone la presenza di canditi e uvette in superficie è quasi sempre sinonimo di un impasto interno ricco. Al taglio il dolce deve presentare alveoli (cioè i tipici fori) grandi e irregolari, che indicano una buona lievitazione.

Il pandoro deve avere un colore dorato e uniforme e non deve risultare unto all’esterno ma perfettamente asciutto.

Una volta acquistato, per testare la qualità della propria scelta, è opportuno valutare il profumo del panettone e osservarne l’alveolatura: quanto più è disomogenea, tanto più la lievitazione e la scelta delle farine sono ottimali (nel pandoro si ha invece un’alveolatura più fine e compatta).

Manovra: Federconsumatori chiede un maggiore impegno per le famiglie. La misura sugli extraprofitti delle aziende energetiche deve essere migliorata.

Dopo un’intera campagna elettorale condotta sulle note della lotta agli extraprofitti delle aziende che producono e vendono energia elettrica e gas metano, alla prova dei fatti, ovvero alla stesura della manovra finanziaria, le promesse sono state drasticamente ridimensionate.

Infatti, per coprire parte degli interventi contro il caro bollette attraverso le risorse derivanti dagli extraprofitti, il Governo Meloni, nella bozza di Legge di bilancio 2023, ha previsto un incasso di soli 2,6 miliardi di euro.

Una cifra poco incisiva e insufficiente a promuovere interventi di contrasto agli aumenti e alle speculazioni in atto.

A questo dato si aggiunge il fatto che, per il 2023, il Governo stanzia nella bozza di Legge di Bilancio 21 miliardi di euro per l’emergenza energetica: di questi solo una minima parte è a favore delle famiglie, che non beneficeranno né della sospensione dei distacchi per morosità incolpevole, né della possibilità di una lunga rateizzazione delle bollette esorbitanti che stanno ricevendo.

Tali risorse sono a malapena sufficienti per prorogare la sterilizzazione degli oneri di sistema sulle bollette fino ad aprile.

Federconsumatori, che instancabilmente rivendica misure a favore delle famiglie, chiede una revisione della norma sugli extraprofitti, che preveda l’innalzamento, anche fino al 100%, della tassazione sui profitti straordinari delle aziende fornitrici di energia superiori alla soglia ammessa. Una tassazione che dovrebbe essere estesa, a nostro avviso, anche ad altri settori come quello farmaceutico, finanziario, creditizio e dell’e-commerce.

Inoltre, chiediamo di intervenire in maniera più incisiva, soprattutto a livello europeo, per promuovere politiche di acquisto comuni e introdurre severe misure in grado di liberare il mercato dell’energia dalle speculazioni in atto e dalla volatilità dei mercati.

È fondamentale che, nell’ottica di assumere decisioni realmente utili ed efficaci nel sostegno alle famiglie, il Governo si confronti con le Associazioni dei Consumatori, le vere portatrici degli interessi e delle esigenze dei cittadini.

Inflazione e acquisti. buone pratiche in Toscana!

L’avvicinarsi del periodo natalizio e l’abitudine a spendere un po’ di più avrà per le famiglie un peso economico rilevante. Recentemente l’ISTAT ha diffuso il dato dell’inflazione che in Toscana risulta essere pari al 12,2% (la media nazionale si assesta all’11,8%). Quello che più rileva è l’aumento dei prezzi dei beni alimentari che raggiunge un tasso del 13,1%. Il nostro osservatorio nazionale stima che l’aumento complessivo dei prezzi comporterà, per l’anno 2022, una maggiore spesa di circa 3.600€ annui a famiglia.

Tuttavia, rileviamo come in Toscana si stanno attivando buone pratiche per cercare di sostenere la spesa delle famiglie. Recentemente Unicoop Firenze ha comunicato lo stop all’aumento dei prezzi dal 21 novembre all’8 gennaio investendo circa 15milioni di euro per sterilizzare gli aumenti che si potranno determinare in vista delle festività natalizie. Pensiamo sia una iniziativa positiva e una buona pratica che auspichiamo possa essere intrapresa anche da altri. Dal nostro canto monitoreremo tali iniziative ed invitiamo i cittadini a segnalarci eventuali anomalie.

Manovra: inconcepibile e dannoso l’innalzamento a 60 euro della soglia per i pagamenti con Pos. Così si favorisce l’evasione e si limita la libertà dei cittadini.

Sono molte le carenze e le incongruità della manovra di bilancio del Governo, che abbiamo sottolineato nei giorni scorsi. Ma, leggendone il testo completo, sono sbucate fuori altre misure pessime, come quella che modifica la soglia minima dei pagamenti Pos, quella sotto la quale sarà consentito all’esercente rifiutare un pagamento tracciabile.

Finora esercenti e attività di impresa o professionali erano tenuti ad accettare i pagamenti a mezzo Pos, con tanto di sanzione amministrativa, introdotta dal 30 giugno 2022, pari a 30 euro, aumentata del 4 per cento del valore del pagamento elettronico rifiutato. Una misura che già avevamo giudicato insufficiente, dal momento che l’importo della sanzione era esiguo, poco più che simbolico.

Anziché migliorare la norma e renderla più efficace nella lotta all’evasione e ai pagamenti in nero, il Governo ha pensato invece di inserire nella bozza della Legge di bilancio lo stop all’obbligo del Pos per i pagamenti sotto i 60 euro.

In questo modo, quindi, gli esercenti o i liberi professionisti potranno rifiutare pagamenti con carte di credito, prepagate, bancomat e qualsiasi forma di pagamento digitale, pretendendo dai clienti il pagamento in contanti, senza essere soggetti ad alcuna sanzione.

Una misura che esalta chiaramente il rischio di facilitare l’evasione fiscale, così come del resto viene fatto con la norma che innalza il tetto ai contanti fino a 5.000 euro.

Così, mentre nel resto d’Europa e del mondo si incentiva l’utilizzo della moneta elettronica, in Italia torniamo all’età della pietra, obbligando i cittadini a pagare in contanti, incuranti persino del fatto che l’eccesso di moneta circolante contribuisce ad aumentare l’inflazione, tanto più nel momento in cui si va verso gli acquisti natalizi.

La troviamo un’operazione inconcepibile e dannosa per l’intera economia, assunta nel momento più sbagliato. Ecco perché invitiamo esercenti e professionisti al buon senso: consentire ai cittadini di pagare con la modalità a loro più comoda è un segno di civiltà.

Una volta entrata in vigore la norma, se non vi sarà un rinsavimento da parte del Governo, chiederemo ai cittadini di collaborare a stilare una mappatura, che renderemo pubblica su tutti i nostri siti, degli esercizi e attività che non accettano il pagamento con Pos sotto la soglia d’obbligo e inviteremo i cittadini a non effettuare acquisti e a non fruire delle prestazioni da parte degli esercizi che limitano la loro libertà di scelta.

Indagine su indebitamento dei cittadini in Toscana. Compila il questionario!

Federconsumatori Toscana e IRES Toscana hanno elaborato un questionario anonimo per indagare il grado di indebitamento delle famiglie in Toscana.
Gli effetti sociali ed economici prodotti dall’emergenza sanitaria e dalla crisi energetica stanno mettendo a dura prova la capacità delle famiglie di far fronte agli impegni economici relativi ai finanziamenti. Tuttavia,  lo stesso mercato del credito, sostenuto anche dal rialzo dei tassi di interesse, può incentivare forme di indebitamento facendo leva sui tanti bisogni familiari. 
C’è il rischio di una spinta all’indebitamento che può sfociare in una vera e propria crisi finanziaria per l’economia familiare.
Il report che verrà elaborato ha quindi anche l’obiettivo di immaginare quali misure debbano essere predisposte a tutela delle famiglie evitando l’insorgere di crisi da sovraindebitamento.
Contribuisci all’indagine compilando il questionario.