Acqua Pubblica: non se, ma come e quando

Pubblichiamo di seguito l’intervento della Federconsumatori Toscana al convegno del 17/01/2020 promosso dalla Consigliera regionale Serena Spinelli.

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Ringrazio la Consigliera Spinelli per darci l’ opportunità di riprendere il filo di un impegno che come Associazione portiamo avanti da tempo .
Dall’ appoggio convinto alle tesi referendarie del 2011, e successivamente ad una serie di iniziative l’ ultima delle quali , lo scorso marzo. Sollecitati in questo dalle dichiarazioni del Presidente Rossi, riprese dal Sindaco Nardella e dalla discussione in parlamento della cosidetta legge Daga. Non ultimo le proposte di legge presentate dai gruppi consiliari di 5 Stelle e Toscana Si in regione.
Impegno , il nostro, condiviso anche se con forme dialettiche diverse con altre Associazioni dei Consumatori, su tutte : Adiconsum , Adoc, Movimento Consumatori .
Va da sè che in questi anni il sistema misto pubblico/privato , nato dopo il referendum stesso , pur rappresentando un passo avanti rispetto alle gestioni in economia precedenti ,non risponde più alla domanda che lo stesso referendum del 2011 poneva , nè tanto meno è in grado di tener conto del processo di identificazione del bene acqua maturato in questi anni nella opinione pubblica.
A scanso di equivoci e per non essere tacciato di demagogia cito testualmente un parere del laboratorio ricerche REF. Struttura di supporto ed analisi delle Aziende del settore. Documento 136 Dicembre 2019.
“Parlando di acqua , è chiaro che il rapporto tra aziende e cittadini/utenti non può inquadrarsi negli schemi tradizionali del mercato dei beni . L’ acqua non un bene ma un diritto umano e fondamentale e come tale richiede attenzione e cure particolari, ed una particolare sensibilità istituzionale nella sua gestione e tutela”
Poi il testo continua invitando a definire forme di partecipazione al governo ed alla gestione democratica di questo diritto.
Purtroppo dopo queste premesse significative la proposta si limitasse a forme di reciprocità nel sistema della comunicazione.
Un piccolo passo avanti al di sotto delle necessità . Per noi la partecipazione di tutti i portatori di interesse : lavoratori, cittadini / utenti e loro rappresentanze, deve avere un ruolo attivo .
C’è bisogno perciò di atti coerenti, che siano in grado , perciò, di declinare nuovamente i processi di gestione e partecipazione.
Il ruolo regolatore e di indirizzo della AIT alla quale va il merito di aver costruito , in questi anni, un sistema di relazioni tra Associazioni dei Consumatori e Gestori producendo carte di servizio , aperto il confronto su qualità del servizio e sistema tariffario , ha favorito a creare le condizioni neccessarie ad una nuova fase .
Sarà necessario in futuro ripensare al ruolo della stessa AIT , superando contraddizioni e conflitti di interesse presenti nella sua compagine sociale.
Un nuovo centro regolatore , veramente terzo come lo dovrebbero essere tutte le Autorità . Pensare e proporre il primato della politica nella operatività delle autorità è un errore che contrasteremo a partire da ARERA.
Non è questa la sede per analizzare lo stato e la qualità del servizio , i processi di erogazione, le perdite,le tariffe, i consumi.
Ci vorrebbe un convegno apposito che affrontasse queste tematiche , anche sotto il profilo della loro gestione.
Un modo per riappropriarsi da parte delle Amministrazioni locali delle problematiche del servizio stesso , troppo spesso delegato , così come lo è stata tutta la gestione operativa, alla parte privata , che in questi anni ha di fatto gestito seppur minoranza nella compagine sociale l’ attività e la gestione della impresa.
Il Direttore Mazzei ci ha fornito un quadro importante a partire dal dato più significativo :
è possibile riportare in house il servizio idrico in Toscana . Esiste , cioè, la compatibilità economica e la sostenibilità finanziaria per farlo.
Nel corso del 2018-2019 , tutte le conferenze territoriali si sono espresse , deliberando favorevolmente , a larghissima maggioranza, per riportare in house il servizio in ambiti territoriali corrispondenti a quelli delle attuali conferenze.
Tutte tranne la conferenza 6, ( area del Fiora) che non esclude il mantenimento della forma attuale mista.
La novità più significativa è la rimessa in discussione , in quelle delibere , della definizione di un unico gestore a livello regionale da attribuirsi al soggetto che da solo rappresenta più del 25% delle utenze servite. Norma prevista nella lr 69 ancora in essere.
Prendiamo atto della volontà dei Sindaci e valutiamo , comunque , questa scelta come un bicchiere mezzo pieno .
Ci convince il fatto che l’ operazione , se mantenuta alle scadenze delle concessioni in essere , può e deve essere fatta a tariffe costanti
Eventuali accelerazioni , basta pensare alle scadenze delle concessioni nel 2031 , che in un progetto serio potrebbero aver luogo , sarebbero probabilmente più onerose di quanto previsto . In questo caso un intervento esterno tipo Cassa Depositi e Prestiti o un fondo di garanzia apposito potrebbe essere importante .
Ci convince che sul piano giuridico si debbano trovare tutte le soluzioni utili a superare eventuali ricorsi dei privati che procrastinerebbero gli obiettivi di riportare in tempi apprezzabili , il servizio in house.
Ci convince il fatto che gli utili della parte pubblica siano accantonati per la gestione di questo passaggio e liquidazione della parte privata.
Sarà , infine , necessario dimostrare i vantaggi per l’ utenza nel passaggio del servizio dalla gestione mista a quella in house.

Ci corre l’ obbligo di fare anche altre considerazioni , considerando le criticità che una scelta alternativa al gestore unico produce.
Lo abbiamo detto in altre occasioni. Avremmo preferito un percorso orientato verso un unico gestore regionale, ma prendiamo atto della volontà dei sindaci che ritengono di dover essere più prossimi ai loro amministrati. Ne comprendiamo il senso ed il valore , ma questo non ci esime da fare alcune considerazioni :
• Si ridurranno le possibili economie di scala
• Non ci sarà una tariffa unica regionale
• I costi di manutenzione della rete saranno diversi in conseguenza alle diverse caratteristiche dei territori da un luogo all’ altro della Toscana. Ad esempio la differenza di costo per la manutenzione di 5000 k di tubi per il servizio idrico al servizio di 1,5 milioni di utenze avrà un costo diverso rispetto alla manutenzione di 8000km di tubi per servire 350mila utenze. Questo è il rapporto tra Publiacqua e Acquedotto del Fiora.
• Avremo aziende con differenti capacità di investimento ed di accesso al credito con conseguenti livelli di indebitamento e costi diversi che si rifletteranno sule tariffe.
• Ci saranno , è vero , piccole forme di compensazione sulle tariffe derivanti dal fatto che in tariffa sono inseriti i costi dei progetti di sovrambito . Saranno compensazioni insufficienti a coprire le differenze
• Avremo , è possibile, trattamenti diversi per i lavoratori che avranno spazi negoziali diversi a seconda della dimensione aziendale .
Basta averne consapevolezza .
Ma se la scelta è questa , ora è il momento di non rinviarla . Il titolo lancia una sfida che va raccolta e va agito di conseguenza.
La gestione attuale, passaggio ineludibile , ha consentito un percorso di efficientamento ed ammodernamento del sistema , con forme di socialità e sopratutto di attenzione ad una programmazione e realizzazione di importanti investimenti che con le gestioni locali e localistiche precedenti sarebbero stati difficilmente realizzabili.
Ma tutto ciò è stato possibile anche e sopratutto attraverso una politica tariffaria eccessivamente garantista per il privato.
Qui è evidente il cambio di paradigma: la gestione del Servizio Idrico non deve produrre profitto. E’ bene e importante produrre utili da reinvestire nel servizio stesso e non destinarli ad altre attività , benchè meritevoli.
Si può anche pensare che a fronte di importanti interventi infrastrutturali, questi , in parte o tutto , possano essere finanziati dalla fiscalità generale e non come adesso inseriti in tariffa.
Si diceva prima che la scelta in house va nella direzione di un maggior controllo dei comuni sul servizio . Starà a loro esercitare il controllo analogo a garanzia della efficienza, efficacia, dell’ equilibrio finanziario e della gestione industriale del servizio stesso .
Per questo la gestione industriale delle nuove aziende dovrà basarsi su competenze reali di gestione di impresa.
Fare da soli , significa fare un salto di qualità che superi , migliorandola l’ esperienza fatta fino ad oggi con il modello pubblico privato, che pure , nonostante tutto , ha prodotto aspetti positivi.
Andranno sperimentate strade nuove , il pubblico in questo caso non dovrà vivere le proprie riforme come una rincorsa ai modelli di comportamento che le imprese hanno già praticato.
Sono diversi i presupposti e gli obiettivi .
Siamo perciò favorevoli ad una operazione che riporti in house l’ attività del servizio idrico integrato , senza ripercorrere esperienze disseminate di gestioni in economia locale che non avrebbero la capacità di raggiungere adeguati livelli di efficienza, qualità ed economicità che i cittadini si aspettano dal servizio stesso .
Nel 2024 , se verrà concessa la proroga anche per Publiacqua, scadrà la prima convenzione che riguarda proprio questo gestore. Le scelte e le modalità di realizzazione del passaggio in huose condizioneranno le successive scadenze.
Cosa facciamo da subito ? Si pensa di avviare , già da ora , una riprofilazione delle deleghe nel cda? Si pensa a quali modalità fare riferimento per la ricercadi competenze manageriali pubbliche?
Certo è che non possiamo aspettare la scadenza per capire come e cosa fare perchè il processo di ripubblicizzazione vada in porto nel migliore dei modi .
Rivendichiamo, infine , che in questo processo innovativo e nel governo dello stesso processo , un ruolo importante e riconosciuto ai portatori di interesse , tutti, e per quanto ci riguarda un riconoscimento dei cittadini e delle loro rappresentanze, prevedendo anche forme inedite di partenariato e controllo.

Terremoto Mugello: solidarietà ai cittadini colpiti dal sisma. Indicazioni utili sui rimborsi per i viaggiatori incorsi nei pesanti disagi sulla rete ferroviaria.

Questa notte un terremoto ha interessato la zona del Mugello, in Toscana, provocando paura e gravi disagi tra i cittadini residenti nelle zone colpite. Esprimiamo la nostra più viva solidarietà alla popolazione e ci auguriamo che vengano adottate tutte le misure necessarie a garantire la sicurezza dei cittadini.
Anche la rete ferroviaria ha subito le ripercussioni del sisma e dalle prime ore della mattina si stanno verificando pesanti disagi, non ancora completamente risolti: decine di treni, compresi quelli che viaggiano sull’Alta Velocità, hanno accumulato pesanti ritardi, anche oltre i 100 minuti.
Si tratta di un grave disservizio, a fronte della quale è necessario che l’azienda risarcisca equamente i cittadini coinvolti in tempi rapidi, con un giusto riconoscimento dei danni.
Trenitalia ha comunicato che per i treni a media e lunga percorrenza è previsto il rimborso del 25% del prezzo del biglietto per ritardi compresi tra 60 e 119 minuti e del 50% del prezzo del biglietto per ritardi superiori alle due ore. Il rimborso potrà essere corrisposto in bonus o denaro. Per le Frecce viene riconosciuto un ulteriore risarcimento pari al 25% del prezzo del biglietto, in bonus, per ritardi compresi tra 30 e 59 minuti.
I viaggiatori che invece abbiano rinunciato al viaggio, hanno diritto al rimborso integrale del biglietto (da richiedere prima della partenza) o alla riprogrammazione del proprio viaggio.
Per i treni regionali verranno infine riconosciuti i rimborsi indicati nella normativa vigente che, lo ricordiamo, prevede una compensazione pari al 25% del prezzo del biglietto in caso di ritardo compreso tra 60 e 119 minuti (per biglietti pari almeno a 16,00 Euro) e al 50% del prezzo del biglietto in caso di ritardo pari o superiore a 120 minuti (per biglietti pari almeno a 8,00 Euro). La richiesta di rimborso può essere presentata compilando il modulo disponibile nelle biglietterie e sul sito web Trenitalia a cui allegare il titolo di viaggio.
Per maggiori informazioni e per ricevere assistenza e consulenza, invitiamo i viaggiatori coinvolti a contattare una delle sedi Federconsumatori presenti su tutto il territorio nazionale.

Salvaguardia del paziente nel decalogo tra Andi e Federconsumatori.

Nel corso del Forum Risk Management, svoltosi a Firenze il 26 novembre 2019, è stato ratificato un accordo di collaborazione tra ANDI e Federconsumatori. Nell’accordo, basato su un decalogo rivolto ai cittadini, sono fornite le principali raccomandazioni per affrontare nel migliore dei modi il proprio percorso di prevenzione, cura e mantenimento della salute orale.

Vi invitiamo a leggere il protocollo e la locandina.

Protocollo Federconsumatori Andi

Locandina

In Toscana la sessione del CNCU nazionale

La Regione Toscana insieme alle Associazioni che compongono il CRCU hanno organizzato una sessione programmatica del CNCU nazionale, che raggruppa tutte le associazioni dei consumatori ed utenti riconosciute nel nostro Paese.

La sessione si è occupata in particolare di discutere e proporre modifiche all’attuale Codice del Consumo per renderlo più adeguato e moderno rispetto alle nuove tematiche e sfide.

Di seguito pubblichiamo alcune foto dell’evento che riguardano la nostra associazione.

 

Fatturazione a 28 giorni: prime indicazioni per i rimborsi

La ormai celeberrima vicenda della fatturazione a 28 giorni è iniziata nel 2017, quando le compagnie telefoniche hanno modificato le tempistiche di invio delle bollette, effettuando gli addebiti non più su base mensile ma ogni 4 settimane, con conseguenti aumenti per gli utenti. L’illegittimità di tale condotta è stata riconosciuta dall’Autorità Garante delle Comunicazioni e dal TAR del Lazio e, nonostante le compagnie telefoniche abbiano tentato di opporsi a colpi di ricorsi e sospensive, il Consiglio di Stato ha messo fine a questa odissea con il pronunciamento pubblicato il 12 luglio scorso, in cui, oltre a ribadire il diritto degli utenti ad essere rimborsati, si stabilisce il criterio automatico delle compensazioni: ciò significa che i consumatori non dovranno inoltrare al gestore nessuna richiesta e/o un modulo ad hoc per la restituzione dei giorni illegittimamente sottratti, che avverrà pertanto automaticamente in bolletta.

Considerando la complessità della vicenda, riteniamo opportuno fornire alcune prime indicazioni ai cittadini coinvolti, per definire eventuali aspetti che possano risultare poco chiari:

• Le utenze che hanno diritto al rimborso sono quelle di telefonia fissa o fisso-mobile (le cosiddette utenze convergenti);

• Il periodo soggetto a ricalcolo e rimborso dei giorni erosi a causa della fatturazione a 28 giorni va dal 23 giugno 2017 fino alla ripresa della fatturazione mensile che deve essere avvenuta non oltre il 5 aprile 2018

• Per gli utenti che nel frattempo hanno cambiato gestore i rimborsi saranno subordinati a disposizioni AGCom che ci auguriamo siano emesse rapidamente;

• Il pronunciamento del Consiglio di Stato riguarda Vodafone, Wind-Tre e Fastweb. Per TIM, che ha presentato ricorso con tempistiche differenti, non è stata ancora pubblicata una sentenza. Ci si attende, tuttavia, un provvedimento analogo rispetto a quello già emesso per gli altri gestori;

• Di recente la nostra Associazione ha ricevuto numerose segnalazioni in merito alle informazioni ricevute da parte dei gestori: alcune compagnie già prima del pronunciamento del Consiglio di Stato hanno invitato i clienti a presentare richiesta di rimborso per la fatturazione a 28 giorni attraverso un’apposita modulistica. Si tratta di indicazioni assolutamente inappropriate, che non solo si rivelano inesatte per 3 gestori su 4 alla luce della sentenza appena emessa (in cui è stata appunto ribadita l’automaticità delle compensazioni) ma che risultano fuorvianti anche nel caso in cui riguardino la compagnia per la quale si attende ancora una sentenza, proprio perché spettava al Consiglio di Stato stabilire l’iter corretto da seguire;

• Nelle scorse settimane le compagnie telefoniche hanno offerto ai clienti soluzioni alternative al rimborso vero e proprio, come giga per la navigazione su Internet, minuti di chiamate extra, voucher e altri servizi promozionali. Naturalmente spetta all’utente il diritto di scegliere, in base alle proprie esigenze, l’opzione preferita, tenendo presente che l’accettazione dell’offerta presentata dalla compagnia comporta la rinuncia a qualsiasi altra forma di rimborso, compensazione o restituzione dei giorni erosi.

Invitiamo in ogni caso gli utenti a segnalarci eventuali condotte scorrette o comportamenti ambigui da parte delle compagnie.

Mercatone Uno: nell’incontro di oggi pomeriggio si dispongano misure a tutela dei consumatori che hanno pagato o attivato finanziamenti, senza ricevere la merce.

È previsto per oggi l’incontro presso il Ministero dello Sviluppo Economico per decidere le misure di tutela da mettere in atto per i lavoratori a seguito della dichiarazione di fallimento di Mercatone Uno, avvenuta giovedì 23.

Una soluzione senza dubbio necessaria, che deve tener conto non solo dei lavoratori, ma anche dei cittadini che hanno acquistato mobili presso l’azienda fallita e che ora si trovano senza i soldi spesi e senza i beni acquistati. Molti di loro hanno attivato finanziamenti per far fronte agli acquisti effettuati e ora stanno pagando le rate per merci che non sono mai state loro consegnate. Sono moltissimi i cittadini in queste condizioni che si stanno rivolgendo ai nostri sportelli, in queste ore.

È doveroso che il Ministero si occupi anche di loro e trovi una soluzione equa che consenta ai cittadini di entrare in possesso dei beni acquistati o di ottenere la restituzione di quanto speso.” – afferma Emilio Viafora, Presidente della Federconsumatori.

In attesa che il MISE raggiunga un accordo in tal senso, consigliamo a tutti gli utenti coinvolti di effettuare l’insinuazione al passivo entro e non oltre il 20 Settembre 2019. Per informazioni e assistenza i cittadini si possono rivolgere agli sportelli della Federconsumatori, presenti su tutto il territorio nazionale, lì potranno anche aderire alle eventuali azioni future che Federconsumatori avvierà in relazione a questo caso.

emanato venerdì il primo decreto attuativo per i ristori ai risparmiatori. Rimangono ancora tante incognite che il Governo deve chiarire, per dimostrare che non si tratta solo di propaganda.

Venerdì sera il Ministro dell’Economia Tria ha firmato il primo decreto attuativo del FIR relativo alle banche venete liquidate e alle 4 risolte. Dopo tanta attesa sembra essersi aperto uno spiraglio per i risparmiatori, che ora devono solo attendere la definizione delle modalità di presentazione delle istanze.

Modalità che saranno espresse da una commissione tecnica di nove membri, nominata nei prossimi giorni dal MEF.

Ci auguriamo che questo non causi nuovi ritardi, ma soprattutto auspichiamo che i pagamenti siano celeri: i risparmiatori hanno atteso già troppo.

Appare evidente, purtroppo, che l’iter previsto per i rimborsi presenti già alcuni scogli. In tal senso sarebbe opportuno che il Governo chiarisse alcuni aspetti delle dichiarazioni del Sottosegretario Villarosa subito dopo il Consiglio dei Ministri di venerdì:

  • Anzitutto perché si ponga la responsabilità della decisione sulla compatibilità dell’innalzamento del tetto patrimoniale a € 200.000 sulle spalle dell’Europa, quando la Commissione si è già espressa chiaramente sulla necessità unicamente di un filtro alle domande e non ha in alcun modo fatto riferimento allo stato patrimoniale dei richiedenti.

  • Come possa CONSAP implementare la piattaforma online con le modalità di presentazione delle domande, quando il medesimo sottosegretario Villarosa ha dichiarato ad alcune testate venete, che il modello di presentazione delle domande verrà individuato dalla Commissione che al momento non è operativa;

  • Come possa il Sottosegretario dichiarare che già a novembre potranno esserci i primi risarcimenti quando, ad oggi, non è stato ancora emanato il decreto attuativo relativo alla Commissione che le domande dovrà valutare e che come detto dovrà anche individuare le formalità di presentazione delle domande;

  • Perché si continui a parlare di automatismi nei ristori quando in tutti i provvedimenti legislativi a far data dal Decreto Milleproroghe del settembre 2018 ad oggi, compreso l’art. 36 del Decreto -Crescita, viene fatto riferimento alla necessità di provare il nesso causale fra condotte e danno subito dal singolo risparmiatore che è logicamente incongruente con eventuali automatismi.

A ciò si aggiunge un interrogativo relativo alla curiosa procedura adottata. La scelta di emanare il Decreto attuativo prima della conversione del Decreto Legge per la crescita del 23 aprile configura un possibile escamotage burocratico: così facendo infatti l’art. 36 del Decreto Crescita non potrà essere modificato senza vanificare il Decreto Ministeriale. Inoltre, in caso di mancata inclusione dell’art. 36 nella legge di conversione si assisterebbe ad un nuovo stop ai ristori.

Queste domande devono trovare immediata risposta: non vorremmo, infatti, che l’emanazione del solo primo decreto attuativo, per di più con queste modalità, rischi di essere un mero provvedimento di propaganda politica, privo di reale impatto per le aspettative dei risparmiatori.