Istat: il calo della fiducia dei consumatori è un segnale allarmante. Urgente intervenire per sostenere le famiglie in difficoltà attraverso una riforma delle aliquote IVA.

La fiducia dei consumatori a luglio crolla ai minimi da maggio 2020. In discesa anche l’indice del clima di fiducia delle imprese.

Un dato che non sorprende, purtroppo, anzi conferma la situazione di forte incertezza e precarietà che caratterizza la condizione delle famiglie e dell’intero sistema economico.

Questo clima non potrà che incidere negativamente sulle abitudini e sulle scelte di consumo dei cittadini, già estremamente ridimensionate e prudenti alla luce della crisi.

Secondo le rilevazioni aggiornate dell’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori, le famiglie stanno già rinunciando a carne e pesce, il cui consumo è sceso di oltre il 16%, scelgono verdure e ortaggi più convenienti, spesso ricorrendo alle offerte e ai banchi “last minute” con i prodotti più vicini alla scadenza. In tema di vacanze, le famiglie che possono concedersi il lusso di partire optano per soluzioni low cost (cercando ospitalità presso amici e parenti o prenotando fuori stagione) o riducono la durata del proprio soggiorno. Diminuiscono, inoltre, le spese per la cura della persona e persino le spese per la salute: si tagliano le visite specialistiche non urgenti, le cure odontoiatriche, ma soprattutto si taglia sulla prevenzione.

Ecco perché abbiamo chiesto, nell’ambito delle disposizioni previste dal DL aiuti bis, una riforma dell’IVA attenta e mirata, utile a superare la fase di emergenza sostenendo le famiglie, soprattutto quelle più in difficoltà che, come dimostrano i recenti dati, sono le più colpite dal forte incremento dell’inflazione.

La proposta che abbiamo elaborato prevedere la revisione delle aliquote su una serie di prodotti essenziali, che genererebbe un risparmio annuo di 531,57 Euro a famiglia (quella media di 2,5 componenti).

A fianco a misure di carattere temporaneo, come l’azzeramento dell’IVA su beni di prima necessità, la nostra proposta guarda a una riforma strutturale delle aliquote, che perduri oltre l’emergenza: a iniziare dalla riduzione dell’IVA sui prodotti energetici e sui carburanti, sui generi alimentari essenziali, nonché su altri beni e servizi di prima necessità.

“Si tratta di un’operazione doverosa e necessaria, se si intende sostenere le famiglie e scongiurare il rischio di una spirale negativa fatta di contrazione dei consumi, riduzione delle produzioni e delle attività, con effetti deleteri sul fronte occupazionale.” afferma Michele Carrus, Presidente Federconsumatori.

Amazon: costi alle stelle per il servizio Prime, che aumenta del +38% in termini annui. La società non può scaricare le perdite sulle spalle dei cittadini.

Amazon annuncia che, a partire dal 15 settembre, in Italia (e non solo) il prezzo dell’abbonamento Amazon Prime aumenterà di oltre il 38,5%, passando da 36,00 Euro a 49,90 Euro l’anno. Anche l’abbonamento mensile aumenta da 3,99 Euro a 4,99 Euro, con un +25%.

Chi non vuole sottostare agli aumenti e all’ennesima, insopportabile, modifica unilaterale del contratto ha davanti la sola scelta di recedere dal contratto, che, almeno, si può fare senza penali.

I rincari sono causati, secondo quanto riporta l’azienda, da “un aumento generale e sostanziale dei costi complessivi dovuti all’inflazione, che incide sui costi specifici del servizio Amazon Prime in Italia e si basano su circostanze esterne, fuori dal nostro controllo”.

Aumenti generalizzati che, è vero, sono sotto gli occhi di tutti, ma non sono certo tali da determinare un incremento del costo del servizio del 38,61%!

Per di più l’azienda, nella comunicazione alla clientela riporta che tale modifica è realizzata “sulla base di, e in conformità con, la Clausola 5 dei Termini e Condizioni Amazon Prime”. Peccato che, all’art. 5 del suddetto documento, le possibili modifiche apportate dalla società dovrebbero essere riconducibili a ragioni di sicurezza, a un miglioramento delle funzioni esistenti, all’implementazione di nuove funzioni al Servizio Amazon Prime, all’evoluzione del progresso tecnologico, all’adozione di adeguamenti tecnici o alla necessità di garantire la continuità del Servizio Amazon Prime. Ci sembra che nessuna di queste motivazioni sia in grado di giustificare un aumento di questa portata.

Con tale incremento, solo in Italia, l’azienda incasserà 83,4 milioni di Euro in più, a livello globale ne dovrebbe incassare circa 5,3 miliardi.

Non è infondato il sospetto che, attraverso tale operazione, Amazon voglia rifarsi, a spese dei cittadini, delle perdite riportate nel primo trimestre di quest’anno, che a livello globale ammontano a 3,8 miliardi di dollari, dopo un profitto di 8,1 miliardi dello stesso periodo dell’anno precedente.

Invieremo all’AGCM una segnalazione per approfondire la natura, ma soprattutto la portata sproporzionata di questi aumenti. Ricordiamo che la società non è nuova all’Antitrust, che già a dicembre 2021 aveva emesso una multa per abuso di posizione dominante (1 miliardo di euro alle società del gruppo Amazon).

Anche all’azienda chiederemo chiarimenti in merito a questi aumenti così elevati, da essere a nostro avviso del tutto fuori luogo e forse anche controproducenti, perché indurranno molti cittadini, già stufi dei rincari, ad abbandonare il servizio.

IVA: necessaria e urgente una riforma delle aliquote. Con la proposta di Federconsumatori si risparmierebbero 531,57 Euro annui a famiglia.

Il Ministero dell’economia e finanze sta studiando un taglio dell’IVA su alcuni prodotti fondamentali, quali pane e pasta: si tratta di una misura che riteniamo necessaria e vitale per il nostro Paese, soprattutto oggi, per far fronte all’emergenza di un’inflazione che colpisce duramente le famiglie e i soggetti più fragili.

Secondo le prime ipotesi, al vaglio del Mef è un paniere di prodotti essenziali su cui intervenire, che dovrà contenere carne e pesce, prodotti a cui le famiglie stanno rinunciando sempre di più a causa dei costi proibitivi, ma anche i prodotti energetici e i carburanti, sui quali servono interventi più incisivi e strutturali.

A tal proposito l’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori ha elaborato una proposta di revisione delle aliquote su una serie di prodotti essenziali, che genererebbe un risparmio annuo di 531,57 Euro a famiglia (quella media di 2,5 componenti).

Tale riforma contribuirebbe a contenere in maniera significativa l’elevato tasso di inflazione, che sta comprimendo i consumi e costringendo le famiglie a rinunce e ridimensionamenti.

Ma a fianco a misure di carattere temporaneo, come l’azzeramento dell’IVA su beni di prima necessità, la nostra proposta guarda a una riforma strutturale delle aliquote che perduri oltre l’emergenza, a iniziare dalla riduzione dell’IVA sui prodotti energetici e sui carburanti e sui generi alimentari essenziali e altri beni e servizi di prima necessità.

Nel dettaglio, secondo la nostra proposta, pane, pasta e cereali, così come latte, formaggi, uova, frutta e verdura, vedrebbero l’IVA azzerata. Quella su carne e pesce passerebbe al 4%, generando da sola un risparmio di 87,64 Euro annui a famiglia, che sarebbe di 216,89 Euro annui per tutta la spesa in alimentari.

Andrebbe ridotta anche l’IVA sulla fornitura di acqua e sull’energia elettrica (oltre a mantenerne la riduzione sul gas), nonché sui medicinali e sui prodotti veterinari.

Sui carburanti, poi, non solo sarebbe necessaria un’aliquota minore (impostandola al 4%), ma andrebbero anche scorporate le accise dalla base di calcolo dell’IVA, così come da questa andrebbero scorporati gli importi dei cosiddetti oneri generali di sistema sulla bolletta dell’energia, spostandone semmai più correttamente il carico sulla fiscalità generale: in entrambi i casi, infatti, si tratta di liberarsi dell’assurdo e iniquo gravame di una tassa sulle altre tasse, che colpisce indiscriminatamente tutti i consumatori allo stesso modo, ricchi e poveri che siano, e soltanto loro in quanto tali, per finanziare però per finalità generiche, ancorché meritevoli, l’erario statale e il bilancio europeo.

“La riduzione delle aliquote IVA su alcuni prodotti primari, ancora gravati da tassi eccessivi, è un’operazione indispensabile per sostenere le famiglie e limitare l’impatto della crisi che stiamo vivendo, che risulta in molti casi devastante, ma anche per scongiurare il rischio di una spirale negativa fatta di contrazione dei consumi e riduzione delle produzioni e delle attività, con effetti occupazionali negativi” afferma Michele Carrus, Presidente Federconsumatori. “Tale misura, tra l’altro, risulterebbe meno onerosa per lo Stato rispetto a misure limitate e una tantum che, se non ben congegnate, potrebbero escludere anche soggetti bisognosi di aiuti. Il minore onere deriverebbe, infatti, dal fatto che, oltre a utilizzare in parte il maggior gettito derivante dalla crescita generalizzata dei prezzi di questi mesi, e soprattutto dall’aumento enorme di quelli energetici, si autofinanzierebbe anche attraverso il maggior gettito derivante dal sostegno dato alla domanda interna”.

Volo annullato? Scopri come tutelarti e ottenere il rimborso del biglietto.

Se hai avuto un disservizio con una compagnia aerea è utile sapere che il Regolamento europeo 261/2004 stabilisce precise regole di assistenza in favore dei passeggeri in caso di cancellazione del volo o ritardi.

In particolare, la norma europea obbliga il vettore aereo al rimborso in caso di annullamento del volo, a prestare assistenza adeguata ai passeggeri e stabilisce anche criteri di compensazione pecuniaria.

Tuttavia, a volte il contatto con il vettore non è sempre semplice. E’ utile sapere che tutte le compagnie aere hanno l’obbligo di predisporre sia in aeroporto, sia sui propri siti internet apposite informative sui diritti dei passeggeri oltre ad evidenziare e rendere chiare le procedure per l’invio di reclami.

Nel nostro Paese spetta all’ENAC (Ente Nazionale per l’Aviazione Civile) verificare il rispetto del regolamento europeo da parte delle compagnie aeree. Infatti, decorse sei settimane dalla richiesta di rimborso alla compagnia aerea e nel caso di mancata risposta, risposta negativa o risposta ritenuta insoddisfacente è possibile inviare una segnalazione all’ENAC. Le segnalazioni inviate all’Ente possono contribuire ad avviare un procedimento istruttorio finalizzato all’irrogazione di sanzioni.

Per avere informazioni e richiedere assistenza puoi rivolgerti ai nostri sportelli presenti su tutto il territorio regionale, visita la sezione dedicata cliccando qui.

 

Sospensione delle rate del mutuo per supportare le famiglie in difficoltà. Sino al 31 dicembre 2022 è possibile beneficiare dei requisiti introdotti per emergenza Covid

Nei due anni di emergenza sanitaria, tutt’altro che conclusa, molte famiglie sono andate in sofferenza economica dovuta all’impatto che l’emergenza ha avuto anche nel sistema economico complessivo.

Quando si ha una difficoltà economica il primo pensiero va alla preoccupazione di non riuscire a pagare il mutuo per l’acquisto della prima casa.

E’ possibile alleggerire il peso del mutuo richiedendo alla banca di attivare la procedura prevista dal Fondo Gasparrini, gestito da Consap, che durante l’emergenza sanitaria e fino al 31 dicembre 2022 permetterà alle famiglie che ne hanno necessità di beneficiare della sospensione sino ad un massimo di 18 mesi.

Per saperne di più puoi scaricare l’infografia condivisa tra ABI e Associazioni dei Consumatori, cliccando qui 

Per conoscere nel dettaglio le opportunità offerte dal Fondo Gasparrini, conoscere la procedura per inoltrare la domanda e scaricare il modulo è possibile consultare il sito Consap cliccando qui.

Puoi rivolgerti a Federconsumatori Toscana per avere informazioni ed assistenza visitando il sito www.federconsumatoritoscana.it scegliendo lo sportello a te più vicino.

Telefonate moleste. Dal 27 luglio nuove regole e maggiori tutele. Iscriviti al Registro delle Opposizioni!

Finalmente dal prossimo 27 luglio entreranno in vigore le nuove regole che estenderanno la possibilità di iscrivere la propria utenza telefonica, fissa e mobile, nel Registro delle Opposizioni.

Si tratta di uno strumento fondamentale per fermare le fastidiose telefonate commerciali che tutti riceviamo sulla nostra utenza fissa e mobile.

Ma facciamo chiarezza su questo strumento poco conosciuto e che nel passato alcuni ritenevano poco utile per la limitata operatività.

Che cos’è il Registro Pubblico delle Opposizioni?

Si tratta di un servizio gratuito, gestito dalla Fondazione Ugo Bordoni per conto del Ministero dello Sviluppo Economico, che consente di opporsi all’utilizzo dei propri contatti personali (numeri mobili e fissi, e-mail, indirizzo per la ricezione di comunicazioni) ai fini di marketing pubblicitario.

Quali sono le novità che scatteranno dal 27 luglio 2022.

A partire da lunedì 27 luglio sarà possibile iscrivere al RPO le utenze fisse anche se non inserite nei registri telefonici e le utenze mobili.

Come iscriversi al Registro delle Opposizioni?

E’ possibile iscriversi utilizzando un web form, telefonicamente, inviando una e-mail o una raccomandata. Tutte le informazioni sono reperibili sul sito www.registrodelleopposizioni.it

Alcuni consigli utili:

  1. ricorda che chiunque ci contatta telefonicamente per finalità commerciali deve identificarsi rendendo visibile la numerazione dalla quale sta chiamando e riferendo per quale società sta operando;
  2. anche se stipuli un contratto telefonicamente ricorda che ti devono essere recapitate via e-mail oppure presso l’indirizzo indicato le condizioni contrattuali;
  3. in caso di contratto stipulato telefonicamente hai sempre il diritto di recedere entro 14 giorni dal ricevimento delle condizioni contrattuali (tramite e-mail o all’indirizzo indicato)

La miglior difesa è la consapevolezza!

Fai molta attenzione quando presti il consenso al trattamento dei tuoi dati personali. 

Le società che effettuato attività di marketing telefonico pubblicizzando prodotti o servizi di altre società reperiscono i tuoi dati da altre società che hanno avuto un rapporto con te. Ad esempio se fai un acquisto on line, sottoscrivi una fidelity card oppure in qualsiasi altro rapporto ove ti viene chiesto di autorizzare al trattamento dei dati personali, ricorda che puoi negare l’utilizzo al trasferimento degli stessi a società terze che possono utilizzarli per finalità pubblicitarie.

Ricorda infine che per informazioni e assistenza puoi rivolgerti a Federconsumatori Toscana chiamando il numero 055217195 oppure scrivendo a fct.toscana@federconsumatoritoscana.it

Visita il nostro sito e scopri lo sportello a te più vicino

https://federconsumatoritoscana.it/sedi-e-contatti/

 

 

 

 

 

 

Bollette, famiglie fiorentine in difficoltà: denuncia Cgil e Federconsumatori

A Firenze una famiglia su cinque in povertà energetica, 2mila euro annui persi in potere d’acquisto: bollette e rincari, l’allarme di Cgil e Federconsumatori. “Si rischia un disastro sociale, vanno trovati sostegni adeguati per i più fragili. L’attuale crisi di governo non sia pagata dalle fasce più deboli della popolazione”. Appello alle istituzioni locali per creare una task force territoriale sulle povertà

Negli ultimi mesi si è materializzato quello che da tempo sosteniamo: senza un adeguato intervento di sostegno alle famiglie si rischia un vero e proprio disastro sociale. Siamo purtroppo nella situazione peggiore che si potesse trovare, in parte causata dalla congiuntura internazionale. Il costo dell’energia continua la sua ascesa e gli interventi governativi rappresentano un mero tampone a breve termine; l’inflazione continua la sua corsa erodendo giorno dopo giorno il potere di acquisto di lavoratori e pensionati; ricevere bollette di energia raddoppiate mette letteralmente in ginocchio i più fragili spesso privi anche di una rete sociale a cui fare riferimento.
Qualche dato aiuta a rendere l’idea. Anche nella nostra provincia le famiglie in povertà energetica, situazione in cui si trova chi non riesce ad onorare a scadenza le bollette per la fornitura di energia per le precarie condizioni economiche, sfiorano la soglia del 20%, una su cinque. Questo è il dato che emerge dalle numerose richieste di assistenza che arrivano a Federconsumatori Toscana e nelle sedi della Cgil di Firenze. Una situazione acuita dagli effetti della pandemia e delle procedure di cassa integrazione in atto oltre che dalle numerose crisi aziendali.
Abbiamo stimato che nel corso del 2022 ogni famiglia sosterrà un maggiore spesa di circa 2mila euro in più rispetto l’anno precedente. Una erosione del potere di acquisto che non verrà più recuperato negli anni successivi. Le immagini della Firenze affollata da turisti e del benessere diffuso si scontrano con le difficoltà quotidiane dei cittadini.
Spetterebbe al governo centrale aumentare le risorse economiche da trasferire agli enti locali, per definizione enti più vicini ai cittadini, ricercando risorse, programmando priorità, mettendo in campo una seria lotta all’evasione fiscale e una tassazione adeguata sui grandi patrimoni, governando asset strategici del paese, modificando le regole che oggi consentono a grandi fondi finanziari di decidere come e quando trasferire interi poli produttivi da una nazione all’altra, da un continente all’altro. Adesso, l’attuale crisi di governo rischia di essere pagata dalle fasce più deboli della popolazione, quindi è importante evidenziare che molto possono fare anche i Comuni attraverso scelte politiche che attuano anche con la programmazione delle politiche fiscali dei loro bilanci.
Sarebbe anche opportuno creare anche una task force territoriale, una cabina di regia sulle povertà tra Città Metropolitana, Prefettura, Comuni e parti sociali per il monitoraggio del fenomeno e l’individuazione di soluzioni condivise che possano contribuire a tutelare i cittadini. La politica in fondo è una scelta di priorità per il conseguimento del bene comune. Si faccia di più e si faccia presto.

Turismo: gravi disagi a Londra e nei principali scali europei. Necessario un intervento urgente per tutelare i passeggeri.

Estate è spesso sinonimo di disagi nel settore turistico: non fa eccezione il 2022.

Con code interminabili, ritardi nella riconsegna dei bagagli, cancellazioni di voli last minute l’aeroporto di Heathrow è al collasso. A determinare questa situazione sono soprattutto i numerosi licenziamenti effettuati fra il personale di terra, avvenuti durante la pandemia. La situazione è talmente critica che i dirigenti dello scalo hanno chiesto alle compagnie di non vendere più biglietti per l’intera estate e di limitare il flusso di passeggeri in partenza a 100mila al giorno.

Ma i problemi non si fermano a Londra: si registrano disagi in tutti gli scali d’Europa, tanto che Lufthansa ha recentemente annunciato la cancellazione di 2000 voli estivi.

A fare le spese di questa grave situazione e della superficialità con cui molti scali e compagnie si sono preparate ad affrontare una stagione estiva in cui era largamente prevedibile una ripresa del traffico aereo sono prima di tutto i passeggeri. Questi ultimi letteralmente abbandonati a sé stessi, spesso privi di informazioni e senza alcuna forma di tutela.

Ecco perché è necessario ed urgente che il Governo presti attenzione a questa situazione, disponendo misure eccezionali per far sì che i cittadini bloccati all’estero possano tornare a case e che, negli scali italiani, siano rispettati i diritti dei passeggeri.

È indispensabile, inoltre, a maggior ragione in situazioni di emergenza come queste, attivare dei canali di informazione ufficiali e gratuiti, per informare i passeggeri sullo stato dei voli, su quali sono i loro diritti e come possono farli rispettare.

Ricordiamo, in tal senso, che se il volo viene cancellato è possibile chiedere il rimborso del biglietto inutilizzato. L’eventuale compensazione pecuniaria può essere chiesta solo se la cancellazione è stata comunicata fino a venti giorni prima dalla partenza (oppure se è stata comunicata nei venti giorni dalla partenza ed è stata offerta una riprotezione che non rientra nei parametri previsti dalla normativa).

Per informazioni e assistenza, nonché per avviare tempestivamente le richieste dei rimborsi dovuti, invitiamo tutti i cittadini coinvolti a contattare le sedi della Federconsumatori presenti in tutta Italia oppure lo sportello nazionale SOS Turista al n. 059 251108.

Federconsumatori Arezzo: molti risparmiatori senza indennizzo e la Commissione sta esaurendo il suo tempo. Domande respinte con pretesti, Federconsumatori chiede riunione al Ministero

Tra meno di un mese scadrà l’operatività della Commissione tecnica del FIR, cioè del Fondo indennizzo risparmiatori e sono ancora molti coloro che attendono risposta o che hanno ricevuto risposta negativa. Le cause sono molteplici: alcune contraddittorie altre non motivate o con motivazioni al limite dell’arbitrio. Non rispondono cioè al requisito della massima chiarezza e trasparenza dovuto da una Commissione incaricata di esaminare le domande presentate da cittadini che, dopo essere stati traditi da Banca Etruria, si vedono ora respingere le domande da chi era preposto ad autorizzare quegli indennizzi conquistati dopo una forte e costante mobilitazione che ha portato, con l’approvazione della legge di bilancio n. 145/2018, alla costituzione di un Fondo per gli indennizzi.

La Commissione sta respingendo numerose domande utilizzando motivazioni che appaiono in netto contrasto con quanto stabilito dalla normativa. Due esempi? Se il cittadino non è stato in grado di produrre la documentazione integrativa per dimostrare le violazioni subite perché la banca cessionaria alla quale era stata richiesta via PEC non è riuscita a reperirla e ad inviarla, la Commissione respinge le richieste motivando l’incapacità di accertare le violazioni per carenza di documenti che, sempre secondo la Commissione, il risparmiatore avrebbe dovuto conservare ed esibire al bisogno; altre vengono respinte perché quando nel 2017 furono presentate le domante al FITD, ANAC aveva già esaminato le posizioni dei risparmiatori e quel percorso viene oggi considerato esaustivo anche ai fini delle procedure FIR.

Ci troviamo di fronte a motivazioni incomprensibili: le domande al FITD furono presentate nel 2017 sulla base di una normativa (L. 232 dell’11 Dicembre 2016) che contemplava, per accedere all’indennizzo del Fondo Interbancario, il dover dimostrare di aver subito violazioni individuali al TUF. La citata normativa non ha niente a che vedere con la L. 145 del 2018 che, approvata due anni dopo, stabilisce la costituzione del FIR e come gli indennizzi siano erogati a seguito di violazioni massive al TUF da parte delle banche.

A meno di un mese dalla scadenza della Commissione Tecnica del FIR rimangono quindi molti dubbi e problemi ai quali, nonostante ripetute denunce da parte di Federconsumatori, né CONSAP, né la Commissione, tantomeno il Ministero hanno voluto porre rimedio.

Federconsumatori Arezzo denuncia questo ostracismo: nessun comma della L.145/2018 inibisce ai risparmiatori che abbiano adito la prima procedura arbitrale ANAC per violazioni individuali ed abbiano avuto risposte non soddisfacenti, la possibilità di presentare nuova domanda al FIR per le violazioni contemplate dalla nuova normativa che, come detto, non sono solo quelle individuali ma anche quelle massive. E’ altrettanto inaccettabile che la Commissione usi argomenti che travisano i contenuti del T.U.F. (testo unico sull’intermediazione finanziaria) che assegna alle banche l’onere di dimostrare la loro correttezza, diligenza, e trasparenza nei confronti dei clienti e di aver fornito una corretta informazione soprattutto a persone che appartengono al mercato retail; spetta inoltre alle Banche fornire su richiesta i documenti necessari. La mancata consegna dei documenti da parte della Banca non può essere motivo di rigetto.

Federconsumatori Arezzo chiede quindi al MEF di convocare una riunione per esaminare la situazione degli indennizzi da parte del FIR, il lavoro della Commissione e, al tempo stesso, chiederà ai Parlamentari della circoscrizione specifici incontri per sottoporre il caso. Nel frattempo ha dato mandato alla propria Consulta Giuridica di studiare le singole posizioni per verificare la possibilità di proporre ai risparmiatori azioni giudiziarie contro le incomprensibili decisioni della Commissione e a difesa dei loro legittimi interessi.

Commercio: preoccupa la contrazione delle vendite nel settore alimentare, vero campanello di allarme sulla crisi delle famiglie. Necessari analizzare i dati con prudenza.

I dati diffusi oggi dall’Istat sull’andamento del commercio rivelano una situazione di forte incertezza.

Da un lato diminuiscono i consumi nel settore alimentare: su base tendenziale a maggio si registra una diminuzione in volume del -2,8% con una crescita in valore, invece, del +4,5% che rivela a pieno l’impatto della spinta inflattiva su tali beni. Aumentano, dall’altro lato, le vendite dei beni non alimentari, sempre in termini tendenziali, del +6,8%, con un impatto notevole, in valore, del +9,1%. Crescono i consumi soprattutto nel settore delle calzature e degli articoli da viaggio, dell’abbigliamento, ma anche degli elettrodomestici, della gioielleria/orologeria, dei profumi e della cura della persona, beni non essenziali che riguardano segmenti di mercato con un target di clientela dal reddito medio-alto.

Non bisogna commettere l’errore di scambiare la crescita delle vendite in tali settori come un segnale di evidente ripresa. Si tratta, infatti, di una crescita che giunge dopo la vera e propria débâcle avvenuta nel II trimestre del 2020, con una contrazione delle vendite nel settore non alimentare del -25,6% (in valori tendenziali).

I fattori che potrebbero contribuire all’aumento dei consumi in tali comparti, oggi, sono diversi e di svariata natura. Da un lato vi è il periodo, quello di maggio, in cui le famiglie, spenti definitivamente i riscaldamenti, speravano di essersi lasciate alle spalle la stagione dei maggiori rincari del gas e si sono potute concedere qualche spesa in più. Dall’altro lato vi potrebbe essere un importante fattore psicologico: in situazioni di crisi, aggravate in questa fase dalla guerra e dalla pandemia in corso, crescono i consumi consolatori. Non è un caso che a crescere siano le vendite in settori come quello delle calzature, della gioielleria o della profumeria.

A conferma del fatto che non siamo di fronte ad una ripresa si aggiungono i primi dati sull’andamento dei saldi in corso, che rilevano un rallentamento della spesa pro-capite.

Il vero freno e il vero segnale di allarme sulla situazione che le famiglie stanno vivendo è la contrazione, per il quinto mese consecutivo, del volume di vendite nel settore alimentare.

Ecco perché è necessario analizzare i dati con prudenza, senza cadere nella tentazione di evocare riprese inesistenti, che possono divenire l’alibi per non mettere in atto operazioni fondamentali ed urgenti per il Paese: a partire dai sostegni a favore delle famiglie in difficoltà e da una tassazione più equa, con una lotta determinata all’evasione fiscale, fino all’adozione di efficaci misure di contrasto alle intollerabili speculazioni a cui stiamo assistendo. Per questo, tra le proposte presentate al Governo insieme alle altre Associazioni dei Consumatori, abbiamo chiesto di rafforzare i compiti di sorveglianza e i poteri sanzionatori delle Autorità indipendenti e di Mr. Prezzi, oltre all’attivazione, presso le prefetture, di comitati territoriali di sorveglianza sui prezzi, per monitorarne l’andamento e contrastare fenomeni speculativi in sinergia, appunto, con Mr. Prezzi.