TELEFONATE PUBBLICITARIE: DIFFIDA DA CHI MILLANTA DI APPARTENERE A FEDERCONSUMATORI

Nelle ultime settimane molti associati ci hanno segnalato di aver ricevuto telefonate per la pubblicizzazione di offerte nel mercato dell’energia (luce e gas). Seppur l’attività di teleselling sia legittima, il guaio è che alcuni operatori per rendere più “affidabile” l’offerta proposta millantano collaborazioni con Federconsumatori cercando di accalappiare fiducia tra i consumatori.
E’ doveroso da parte nostra precisare che Federconsumatori non “sponsorizza” nessuna impresa e tantomeno opera direttamente per la pubblicità di contratti di energia o di qualsiasi altro tipo.
Chi usa il nome e il marchio della Federconsumatori per pratiche pubblicitarie lo fa in modo illegittimo e truffaldino.
Invitiamo i cittadini a segnalarci eventuali abusi per poterci permettere di denunciare quanto sta accadendo all’autorità giudiziaria e all’Agcom.
Ricordiamo alcuni semplici consigli per evitare truffe:
1. ricorda che il numero dal quale si ricevono telefonate deve sempre essere visibile;
2. ricorda che chi ti contatta deve informarti sulla denominazione della Società che ti sta chiamando e quale sia la Società committente;
3. ricorda che attraverso la registrazione della tua utenza al “pubblico registro delle opposizioni” puoi interrompere tale pratica sulla tua utenza fissa (a breve potrai inserire anche la tua utenza mobile nel pubblico registro delle opposizioni);
4. soprattutto ricorda che il c.d. passaggio delle utenze domestiche al libero mercato è stato ulteriormente prorogato al 2023
Infine, segnala sempre gli abusi alla nostra Associazione. Anche grazie al tuo contributo possiamo far sanzionare chi non rispetta le regole e la privacy dei cittadini.

CAREGIVER: preziosi ma invisibili. Segui la diretta Facebook il giorno 11 giugno 2021 ore 15:15

Caregiver familiari: preziosi ma invisibili.

Sono tanti i familiari che spesso, facendo decisive scelte di vita e di lavoro, decidono di dedicare tutta o parte importante della loro vita all’assistenza di un familiare che, a causa di una qualche patologia, perde progressivamente autonomia e autosufficienza fino ad avere bisogno di assistenza. Svolgono un ruolo prezioso, molto difficile, con conseguenze che incidono fortemente sul loro progetto vita; un ruolo ancora oggi, pur con qualche progresso, sottovalutato o comunque non adeguatamente sostenuto, anche a livello istituzionale e normativo.

Il progetto, presentato su un bando della Regione Toscana da Federconsumatori per conto del Comitato di partecipazione aziendale USL Toscana centro, si è posto obiettivo di dare voce e far emergere questa problematica. L’indagine svolta con la preziosissima collaborazione dell’Agenzia Regionale di sanità ha consentito di mettere a punto una piattaforma propositiva che verrà presentata in una videoconferenza trasmessa in diretta Facebook, sulla pagina Federconsumatori e Utenti Toscana, venerdì 11 giugno a partire dalla ore 15,15.

Saranno presenti il Presidente della Terza Commissione del Consiglio Regionale Enrico Sostegni, il Consigliere regionale Iacopo Melio, la Dott.ssa Francesca Ierardi di ARS Toscana. Concluderà l’Assessora Serena Spinelli.

Ci si propone di avviare un percorso allargato a tutto il sistema di partecipazione regionale e alle associazioni interessate che possa portare a un effettivo riconoscimento del ruolo e dei bisogni emersi, a interventi migliorativi e, auspicabilmente, a una normativa più organica anche a livello regionale. Senza tuttavia dimenticare che molte domande emerse anche dall’ indagine, soprattutto quelle relative ad aspetti previdenziali e agevolativi ,devono trovare attuazione normativa soprattutto a livello nazionale.

Per seguire la diretta Facebook collegati alla pagina Federconsumatori e Utenti Toscana: clicca qui.

Per scaricare la locandina clicca qui

Turismo: l’Antitrust multa anche Ryanair per 4,2 milioni di euro. Gravi e numerosi gli abusi messi in atto a danno dei passeggeri con la “scusa” dell’emergenza pandemica.

Dopo EasyJet e Volotea, sanzionate nei giorni scorsi rispettivamente per 2,8 e 1,4 milioni di euro, oggi è il turno di Ryanair, nei confronti della quale l’Antitrust ha disposto una multa di 4,2 milioni di euro per pratiche commerciali scorrette.

Le tre compagnie hanno adottato una condotta scorretta non rispondente al canone di diligenza professionale dal momento che non hanno rimborsato ai consumatori il costo dei biglietti per i voli cancellati dopo il 3 giugno 2020, quando erano venute meno le limitazioni agli spostamenti legate all’emergenza per Covid 19.

Al contrario, le società hanno continuato ad effettuare cancellazioni dei voli utilizzando come alibi la motivazione dell’emergenza sanitaria. Per di più, in tali occasioni, hanno continuato a rilasciare dei voucher senza procedere al rimborso del prezzo pagato per i biglietti annullati e senza informare i cittadini circa la possibilità di ottenere un rimborso monetario.

Per non parlare del vastissimo corollario di informazioni ingannevoli, omissive, fuorvianti fornite ai cittadini, spesso costretti a ricorrere a scontrarsi con innumerevoli dinieghi e ostacoli per utilizzare i voucher in loro possesso, a partire dal ricorso di onerose numerazioni a sovrapprezzo a cui rivolgersi per ottenere le informazioni necessarie.

Un problema, quello degli ostacoli posti alla fruizione dei voucher, che investe diversi settori: dal turismo alle palestre, a concerti ed eventi, sul quale invitiamo l’Antitrust ad avviare approfondite indagini.

Nel mirino dell’Antitrust anche la campagna pubblicitaria di Ryanair che garantiva “la possibilità di cambiare il volo gratis”: peccato non fosse vero e la società applicasse per il nuovo volo tariffe più alte e prevedesse una penale se il cambio volo avveniva nei 7 giorni precedenti la partenza.

Abusi che le compagnie hanno messo in atto in un momento delicato per le famiglie e per l’intero comparto turistico, danneggiando entrambi.

Ci auguriamo le sanzioni siano da esempio per il futuro e ci aspettiamo, ora, comportamenti più corretti, improntati al rispetto delle norme che tutelano i diritti dei passeggeri.

Palestre: al via le aperture dal 24 maggio. Molti cittadini segnalano però pratiche vessatorie che costringono ad attivare nuovi abbonamenti per fruire dei voucher.

Dopo tanti mesi di allenamento casalingo che ha fatto schizzare alle stelle, lo scorso anno, i costi degli attrezzi per il fitness, finalmente il 24 maggio riaprono i battenti le palestre.

Per allenarsi in sicurezza bisognerà rispettare alcune regole. All’ingresso sarà misurata la temperatura, dovrà essere sempre assicurata la distanza di due metri fra le persone e i locali devono avere adeguati sistemi di ricambio dell’aria senza ricircolo ed effettuare le opportune sanificazioni dei locali e degli attrezzi.

Il personale dovrà indossare sempre la mascherina, mentre i clienti sono tenuti ad indossarla solo quando non effettuano gli allenamenti.

Gli indumenti utilizzati dovranno essere riposti in zaini o borse personali e non devono essere lasciati in luoghi condivisi.

Il protocollo prevede inoltre che, ove possibile, i clienti arrivino già indossando l’abbigliamento per l’attività sportiva. Il gestore potrà vietare l’accesso alle docce e dovrà tenere un registro che traccia le presenze presso la struttura negli ultimi 14 giorni.

Regole pienamente condivisibili, utili a preservare la salute di tutti i frequentatori delle strutture.

Ma l’agognata riapertura ha riservato brutte sorprese per gli amanti del fitness. In molti ci stanno segnalando infatti che, chi non aveva usufruito del rimborso relativo agli abbonamenti pregressi, optando invece di avvalersi invece del voucher da utilizzare alla riapertura delle palestre, ora si vedono costretti ad attivare un nuovo abbonamento per poter fruire del voucher.

Ad esempio, un cittadino che aveva un voucher valido per 6 mesi, ora per poterne usufruire viene obbligato dalla palestra a sottoscrivere un abbonamento di 12 mesi, pagandone solo 6.

Una pratica del tutto arbitraria e vessatoria, non prevista in alcuna norma, che Federconsumatori segnalerà all’Antitrust ed al Coni, chiedendo chiarimenti e invitando i gestori che praticano tali abusi a fare un passo indietro.

È un momento sicuramente difficile per i gestori, che hanno dovuto far fronte a forti disagi determinati dalle chiusure, ma non va meglio per i cittadini, che a loro volta si trovano in condizioni economiche e lavorative complesse a causa delle conseguenze della pandemia. Per questo non è tollerabile tentare di rivalersi delle proprie perdite a discapito di questi ultimi, applicando loro condizioni improponibili e, per di più, adottando le stesse pratiche vessatorie in maniera omogenea su larga scala.

Rc auto: l’AGCM avvia una istruttoria sui comparatori di prezzo per una sospetta intesa restrittiva della concorrenza. Evidenti le anomalie, nel 2020 le polizze sono aumentate dal +4 al +12%, a fronte di un calo del 29% dell’incidentalità.

L’AGCM ha avviato una istruttoria sui comparatori di prezzo nel settore assicurativo per sospetta intesa restrittiva della concorrenza sulle polizze rc auto.

Dal 2012 le società 6Sicuro S.p.A., CercAssicurazioni.it S.r.l. (“Segugio”), Daina Finance Ltd, Rappresentanza Generale per l’Italia (“ComparaMeglio”), Facile.it Broker di Assicurazioni S.p.A., Allianz Direct S.p.A., Admiral Intermediary Services S.A., B2C Innovation S.p.A., Bene Assicurazioni S.p.A., Compagnia Assicuratrice Linear S.p.A., Compagnia Italiana di Previdenza, Assicurazioni e Riassicurazioni S.p.A., FIT S.r.l. Società Benefit, Genertel S.p.A., HDI Assicurazioni S.p.A., Prima Assicurazioni S.p.A., Quixa Assicurazioni S.p.A., Verti Assicurazioni S.p.A. e Zurich Insurance Public Limited Company – Rappresentanza Generale per l’Italia si sarebbero scambiate regolarmente informazioni sensibili sulle condizioni di vendita delle polizze rc auto con l’obiettivo di condizionarne il prezzo, restringendo, o meglio di fatto annullando, la concorrenza nel settore.

Attraverso questo sistema hanno fatto crescere, in assenza di reali condizioni scatenanti, il prezzo delle polizze, che come denunciamo da sempre non solo sono le più care d’Europa, ma continuano a crescere in maniera spropositata anche in presenza di un tasso di incidentalità in forte diminuzione.

Basti pensare che nel 2020, secondo le stime Istat, si è registrata una riduzione mai vista del numero di incidenti stradali con lesioni a persone, pari a -29,5% rispetto al 2019. Nonostante ciò, secondo i dati dell’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori, i costi delle polizze rc auto non smettono la loro corsa al rialzo, segnando un incremento tra il +4% ed il 12% (ma soprattutto al Sud permangono picchi anche del +32%).

È evidente il tentativo di condizionare i prezzi delle polizze al solo fine speculativo, discostandosi completamente da ogni parametro e indicatore reale in grado di determinarne l’andamento. Questo, come rivela l’Antitrust, avviene da anni ed è ora di darci un taglio.

Per questo apprezziamo l’iniziativa dell’AGCM e chiediamo un intervento legislativo che dia maggiore rilevanza alla premialità dei comportamenti corretti degli automobilisti, finalizzato alla riduzione delle tariffe.

Buoni fruttiferi postali: depositata l’istanza presso il Tribunale di Roma, i prossimi passi.

Da anni Federconsumatori è impegnata nella tutela dei cittadini che avevano scelto di tutelare i propri risparmi sottoscrivendo buoni fruttiferi postali e, al momento della riscossione, si sono visti riconoscere un importo nettamente inferiore al dovuto.

Si tratta di tutti i possessori di Buoni fruttiferi postali della serie Q emessi dopo il 1 luglio 1986.

Una vera e propria ingiustizia, che ha sottratto a migliaia di cittadini somme a volte anche ingenti: basti pensare che, per un buono fruttifero serie Q emesso per il valore iniziale di Lire 5.000.000 il maltolto da parte di Poste Italiane spa e Cassa Depositi e Prestiti spa ammonta a ben 3.773,49 Euro.

Per far valere i diritti di questi risparmiatori e per permettere loro di ottenere il giusto riconoscimento del danno subito Federconsumatori ha deciso di avviare una class action rivolta a tutti i possessori di buoni fruttiferi postali serie Q emessi dopo il 1 luglio 1986.

Il deposito dell’istanza al Tribunale di Roma.

presso il Tribunale di Roma è stata depositata la class action sui buoni fruttiferi postali serie Q promossa dalla Federconsumatori.

Un’azione importante che, laddove ammessa, consentirà ai possessori di tali titoli di richiedere il giusto riconoscimento di quanto spetta loro.

I buoni interessati sono quelli della serie Q emessi tra il 1 luglio 1986 e il 31 ottobre 1995.

La battaglia per l’ottenimento dei giusti corrispettivi per i possessori dei buoni fruttiferi postali ha avuto una prima importante conferma con la sentenza n.1390/2020 del Tribunale di Bergamo, che ha ritenuto che la capitalizzazione degli interessi che maturano sui buoni fruttiferi postali serie Q deve avvenire al lordo della ritenuta fiscale. Poste Italiane e Cassa Depositi e Prestiti, invece, per ciascuno dei primi 20 anni di durata dei buoni, hanno applicato una capitalizzazione al netto della ritenuta fiscale, in modo del tutto illegittimo in quanto si anticipa così il momento impositivo previsto dalla normativa.

In questo modo i cittadini hanno perso ingenti somme: si pensi che, per un buono della serie Q emesso a maggio (dal 1988 al 1995) per il valore iniziale di Lire 5.000.000 l’importo non corrisposto ammonta a circa 3.773,49 Euro.

Una platea estremamente vasta: si stima che i sottoscrittori dei buoni della serie Q ammontino a circa 250.000.

I prossimi passi.

  1. Ora che l’atto è stato depositato, il Giudice competente dovrà decidere sulla sua ammissibilità.
  2. Una volta ammessa la class action inizierà la campagna di adesione vera e propria: i soggetti che rientrano nella casistica ammessa dal Tribunale potranno aderirvi;
  3. Intanto continuiamo con la campagna di pre-adesione

Come aderire alla class action.

Basterà compilare la pre-adesione sul sito www.serieq.it ed inviarci in tal modo tutti i dati necessari per predisporre l’azione collettiva. Class action che, lo ricordiamo, permette di far valere in una sola azione e con costi estremamente contenuti i diritti di molti cittadini vittime della stessa ingiustizia.

Siamo convinti che, uniti, riusciremo ad ottenere il riconoscimento dei diritti dei possessori di buoni fruttiferi a cui sono state sottratte, ingiustamente e spesso in modo sottaciuto, ingenti quote dei propri risparmi.

Invitiamo tutti i cittadini interessati ad aderire al più presto!

Per avere ulteriori informazioni ed assistenza è possibile rivolgersi ai nostri sportelli presenti in tutta la regione.

Antitrust: Google sanzionata per 102 milioni di euro per abuso di posizione dominante. Necessaria una seria azione di contrasto a livello europeo.

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha irrogato una sanzione di 102 milioni di euro a Google Italia per abuso di posizione dominante. Google, secondo quanto accertato dall’Autorità, limita l’utilizzo dell’app JuicePass (di Enel X) su Android Auto quando l’utente è alla guida. Così facendo, Google ha favorito la propria app Google Maps, che invece può essere utilizzata su Android Auto e che consente servizi funzionali alla ricarica dei veicoli elettrici.

Secondo l’Autorità, la condotta di Google influenza negativamente lo sviluppo della mobilità elettrica in una fase cruciale del suo avvio, soprattutto per quanto riguarda il potenziamento di una rete di infrastrutture per la ricarica delle auto elettriche adeguata alla fase di crescita e di evoluzione della domanda di servizi di ricarica.

Oltre alla sanzione prevista, l’Autorità ha ritenuto necessario indicare nel provvedimento il comportamento che Google dovrà tenere per mettere fine all’abuso di posizione dominante.

Un intervento estremamente importante che sottolinea come, in questa fase di forte sviluppo della mobilità elettrica, sia fondamentale garantire una vasta possibilità di scelta per i cittadini, punendo, come giustamente ha fatto l’AGCM, ogni tentativo di condizionare o limitare la concorrenza nel settore.

Alla luce di questa vicenda non si può non fare riferimento, però, alla necessità di avviare una analisi ed una riflessione approfondita e complessiva sulla predominanza che Google occupa nel mercato digitale. Già in passato abbiamo denunciato come tale società imponesse, per l’utilizzo dell’app ENI, l’accesso ad informazioni personali assolutamente non necessarie alle funzionalità dell’app in questione, continuamente riceviamo segnalazioni e lamentele di utenti su abusi e mancata trasparenza nell’utilizzo dei propri dati: è ora di porre fine a tali condotte, anche attraverso una sinergia a livello comunitario.

Easyjet: compagnia multata dall’Antitrust per 2,8 mln. I cittadini hanno denunciato informazioni lacunose e carenti e gravi difficoltà nell’ottenere il riconoscimento dei propri diritti.

Ammonta a 2,8 milioni la multa che l’Antitrust ha comminato a Easyjet per pratiche commerciali scorrette.

Nel mirino dell’Autorità la vendita, da parte della compagnia, di biglietti aerei per voli operanti dal 3 giugno 2020, data a partire dalla quale il D.L. n. 33 del 16 maggio 2020 ha nuovamente consentito gli spostamenti all’interno e all’esterno del territorio nazionale.

Nel dettaglio, Easyjet avrebbe proceduto a cancellare, poco prima della partenza, i servizi di trasporto aereo, motivando tali cancellazioni con il verificarsi di “situazioni al di fuori del controllo della compagnia” e fornendo informazioni lacunose e ambigue sulla soppressione dei voli, chiamando in causa anche motivi legati alle restrizioni alla circolazione inerenti all’emergenza epidemica.

Non contenta, la compagnia avrebbe anche fornito informazioni ingannevoli sui diritti spettanti ai passeggeri in caso di cancellazione, guardandosi bene dal citare l’alternativa tra un nuovo volo e il rimborso in denaro (prevista dal Reg. (CE) n. 261/2004), ma prospettando prioritariamente l’emissione un voucher.

Proprio in tal senso Easyjet ha anche creato difficoltà ai consumatori che intendevano richiedere il rimborso del biglietto annullato in luogo della emissione di voucher, fornendo un servizio alla clientela carente, difficile da raggiungere, oneroso (dal momento che si metteva a disposizione della clientela solo un numero telefonico a pagamento) e processando con ritardo le relative richieste.

Chi invece aveva optato per la richiesta del voucher ha comunque riscontrato difficoltà nel momento della richiesta dell’utilizzo del credito.

Una serie di criticità che giustamente l’Antitrust ha deciso di sanzionare. Ci auguriamo sia di lezione a questa e ad altre compagnie che, anche in un momento di emergenza come quello che stiamo vivendo, non smettono di vessare i cittadini con condotte arbitrarie ed illegittime, calpestando i loro diritti e non consentendo loro di ritornare in possesso dei propri soldi o di avvalersi del voucher. Invitiamo tutti i cittadini che dovessero ancora riscontrare problemi in tal senso a recarsi presso le strutture della Federconsumatori presenti in tutta Italia, dove troveranno informazioni e assistenza.

Con il tuo 5 x mille a Federconsumatori scriviamo insieme una storia diversa

Come donare il 5×1000?
È davvero semplice!

Nel modulo della Dichiarazione dei redditi (730, REDDITI ex UNICO) trovi il riquadro per la “SCELTA PER LA DESTINAZIONE DEL CINQUE PER MILLE DELL’IRPEF”.

Puoi donare il 5×1000 anche se non devi presentare la dichiarazione dei redditi

Basterà inserire la firma nella pagina del CUD dedicata alla scelta per la destinazione del 5×1000 dell’IRPEF ed inserire il codice fiscale di Federconsumatori (97060650583) nel riquadro dedicato al sostegno del volontariato e delle altre organizzazioni non lucrative di utilità sociale, delle associazioni di promozione sociale e delle associazioni e fondazioni riconosciute che operano nei settori di cui all’art.10, c.1, lett. A), del D.Lgs. n. 460 del 1997. Inserire poi il foglio in una busta chiusa, avendo cura di indicare sulla busta nome cognome e codice fiscale e scrivere: DESTINAZIONE CINQUE PER MILLE IRPEF. Consegnarla, poi, presso un ufficio postale, presso un CAAF, dal proprio commercialista o presso un intermediario abilitato.
Per saperne di più clicca qui

Inflazione: ricadute di 238,40 Euro annui a famiglia. Necessari provvedimenti urgenti per sostenere le famiglie e l’intero sistema economico.

Si conferma, nel mese di marzo, il tasso di inflazione al +0,8% sull’anno.

L’Istituto Nazionale di Statistica spiega come tale accelerazione si deve principalmente e alla crescita dei costi dei beni energetici non regolamentati, in primis i carburanti, come purtroppo sanno bene gli automobilisti italiani.

Un costo che, come abbiamo più volte sottolineato, si attesta ben al di sopra di quanto dovrebbe. Secondo i calcoli dell’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori, il prezzo della benzina, calcolando le quotazioni del petrolio ed il cambio, dovrebbe attestarsi ben al di sotto di quello attuale, almeno di 11 centesimi. Un sovrapprezzo di questa portata, in un anno, porterebbe ad un aggravio di circa +132 Euro ad automobilista.

Per non parlare delle ricadute complessive di un tasso di inflazione a questi livelli, che determinerà ricadute pe le famiglie di +238,40 Euro annui.

Un importo non trascurabile, soprattutto alla luce della grave crisi che i cittadini e il Paese stanno affrontando a causa delle conseguenze della pandemia.

Per questo si rende sempre più urgente e improrogabile un piano di intervento per aiutare le famiglie e sostenere le attività economiche e produttive che si trovano in maggiore difficoltà. Un sostegno che non si limiti ai soliti provvedimenti di carattere emergenziale a cui siamo ormai abituati, spesso insufficienti, ma costituisca piuttosto la base per avviare una ripresa stabile e duratura.

Nel dettaglio è necessario avviare misure adeguate a rilanciare occupazione, investimenti in sviluppo e ricerca, nonché a promuovere di una crescita sostenibile dal punto di vista sociale ed ambientale, nell’ottica di un determinato contrasto alle disuguaglianze e alla povertà.