Prezzi: con l’inflazione al +0,6% ricadute di +178,80 Euro annui a famiglie. Necessarie e urgenti misure di rilancio.

Prosegue la risalita del tasso di inflazione, che a febbraio si attesta a quota +0,6% sull’anno.

Rallenta lievemente il tasso relativo al carrello della spesa, che frena invece al +0,3%.

Con l’inflazione a questi livelli le ricadute pe le famiglie saranno di +178,80 Euro annui. Un importo non indifferente, specialmente se considerato alla luce della grave crisi che i cittadini stanno vivendo a causa della pandemia in corso.

Per questo riteniamo fondamentale e urgente che il Governo adotti tutte le misure opportune per aiutare le famiglie, oltre al sostegno alle attività economiche che si trovano in maggiore difficoltà. Un sostegno che non sia solo di carattere emergenziale, ma costituisca la base per avviare una ripresa stabile e duratura.

“Da troppi anni la politica economica del nostro Paese si focalizza su provvedimenti tesi a far fronte alle maggiori criticità del momento, senza che vi sia una visione generale di sviluppo, di modernizzazione e di crescita.” – afferma Emilio Viafora, Presidente di Federconsumatori.

È ora di avviare una pianificazione lungimirante improntata al rilancio dell’occupazione, alla promozione di una crescita sostenibile dal punto di vista sociale ed ambientale, al serio contrasto delle disuguaglianze e della povertà, fenomeni che abbiamo visto crescere in modo esponenziale negli ultimi anni.

L’AGCM, su segnalazione di Federconsumatori, ha avviato un procedimento nei confronti di Mediaworld e Unieuro per le condotte lesive poste in essere a danno dei consumatori

La Federconsumatori ha ricevuto numerose segnalazioni da parte di consumatori che hanno riscontrato molteplici problemi con l’acquisto di prodotti sia sulla piattaforma di e-commerce di Mediaworld che su quella di Unieuro. Per quanto segnalatoci, e in considerazione del crescente utilizzo dello strumento dell’e-commerce a causa delle limitazioni imposte dall’emergenza sanitaria in corso, risulta infatti che gli utenti si sono trovati di fronte a problematiche di diversa natura e reiterate nel tempo.

La maggior parte delle segnalazioni sono relative alla mancata evasione degli ordini, sia per la reale indisponibilità di prodotti venduti come disponibili sul sito, sia per presunte spedizioni dei prodotti acquistati dai clienti sparite poi nel nulla, a cui si aggiunge l’impossibilità di verificare il transito tramite il tracking della spedizione.

E ancora, tra le problematiche segnalate troviamo l’acquisto di prodotti che una volta consegnati risultano difettosi e non conformi alle caratteristiche richieste dal consumatore, per i quali è necessario l’intervento dell’assistenza che però appare tutt’altro che risolutivo, ma che anzi sembra teso unicamente a procrastinare i termini per il rimborso spettante all’utente.

Per entrambe le aziende viene lamentato un servizio di assistenza clienti assolutamente inesistente: i tentativi di reclamo inviati dagli utenti tramite telefono, e-mail, PEC, raccomandata, form online e profilo social, sono risultati vani. Non esiste, di fatto un interlocutore con cui confrontarsi in caso di controversia.

Inoltre, sulla base delle segnalazioni ricevute dalla Federconsumatori è emerso che, a distanza di mesi, gli utenti non hanno ricevuto né i prodotti acquistati, né tantomeno il riaccredito degli importi corrisposti per l’acquisto dei prodotti, pur avendo contestato la vicenda attraverso i canali ufficiali dell’azienda, non ricevendo, il più delle volte, alcuna risposta in merito.

Gli utenti che hanno effettuato acquisti sulle suddette piattaforme e che hanno riscontrato problematiche nel ricevere i prodotti o i rimborsi, per ricevere informazioni o assistenza, possono rivolgersi alle sedi Federconsumatori presenti in tutta Italia.

Dopo il furto di dati ai danni di migliaia di clienti Ho.Mobile rigenera i codici seriali delle SIM coinvolte dal data breach.

Poco più di un mese fa si è verificato un grave episodio di furto di dati personali ai danni di migliaia di clienti Ho.Mobile. La vicenda ha riportato alla ribalta la delicata questione della tutela delle informazioni riservate degli utenti nell’ambito delle telecomunicazioni e il gestore ha contattato i clienti coinvolti per informarli delle misure attuate in seguito a quanto accaduto, in particolare in merito alla possibilità di sostituzione della SIM. In questi giorni, inoltre, l’azienda ha messo in campo una ulteriore azione per impedire l’eventuale impiego dei codici seriali delle SIM per richieste di portabilità fraudolente: i codici delle numerazioni telefoniche interessate dal data breach sono stati rigenerati e gli intestatari delle stesse SIM hanno ricevuto una notifica dell’operazione in corso tramite SMS.

I nuovi codici hanno quindi sostituito quelli presenti sulle SIM, che pertanto ora non sono più attivi. L’operazione non ha ripercussioni dirette sui clienti, né relativamente all’utilizzo dei servizi offerti dal gestore né in merito ad un eventuale cambio di operatore che il cliente voglia effettuare con la portabilità del numero.

Il cliente può quindi recuperare il codice rigenerato inviando un SMS gratuito con scritto SERIALE al numero 3424072211. Inoltre il codice sarà visualizzabile, a partire dal 22 Febbraio prossimo, nella App di Ho.Mobile, nella sezione “Gestisco il mio profilo”: sarà sufficiente selezionare, una volta effettuato l’accesso alla App, il numero di cui si intendono consultare i dettagli e selezionare l’opzione “visualizza” dalla voce “seriale SIM”. In seguito a questa operazione, il cliente riceverà una password usa e getta da inserire per visualizzare, appunto, il codice seriale della SIM.

Telecomunicazioni: AGCom sanziona WindTre e Vodafone. L’ennesimo intervento dell’Authority dimostra che le compagnie continuano ad adottare condotte scorrette.

L’Autorità per le Garanzie nelle Telecomunicazioni ha emesso una sanzione di quasi 700mila euro nei confronti di WindTre in seguito all’introduzione di un costo fisso mensile di 4 euro per alcune offerte di linea mobile a consumo. AGCom ha evidenziato come l’applicazione di una sorta di canone non sia una mera modifica contrattuale, come sostenuto dal gestore, bensì costituisca uno stravolgimento sostanziale della natura dell’offerta sottoscritta, configurando di fatto un nuovo contratto. Considerando poi che l’azienda ha anche impedito ai clienti coinvolti il passaggio gratuito ad un altro piano a consumo senza costi fissi, l’Authority, una volta condotti i necessari accertamenti, ha appunto emesso la sanzione. Alla sanzione comminata a WindTre si aggiunge inoltre la multa di 522mila euro emessa nei confronti di Vodafone in relazione alle cosiddette “SIM dormienti”, cioè SIM ricevute diversi anni addietro a titolo gratuito e con piano a consumo, mai utilizzate o inutilizzate anche da 10 anni, i cui titolari hanno però ricevuto, nel periodo compreso tra settembre 2019 e gennaio 2020, inaspettati e ingiustificati addebiti. Analogamente a quanto accaduto per WindTRe, anche Vodafone ha giustificato l’addebito con l’introduzione di un costo fisso sulle tariffe a consumo presentato come semplice modifica contrattuale e allo stesso modo la sanzione è stata comminata proprio perché anche in questo caso l’applicazione del canone configura un nuovo contratto a tutti gli effetti.

Pur accogliendo positivamente l’intervento di AGCom su una problematica in passato posta anche da Federconsumatori e in merito alla quale molti consumatori si sono rivolti all’Associazione per informazioni e assistenza, dobbiamo sottolineare ancora una volta le gravissime criticità che ancora affliggono il settore delle telecomunicazioni. Troppo spesso le aziende adottano comportamenti non corretti e poco trasparenti quando non addirittura aggressivi, senza alcun rispetto per i diritti degli utenti. Inoltre le aziende ricorrono con eccessiva facilità alla facoltà di modificare unilateralmente i contratti, senza tuttavia mostrare altrettanta sollecitudine, almeno nella maggior parte dei casi, quando si tratta di fornire ai cittadini informazioni chiare ed esaustive. I consumatori, spesso disorientati, di rado hanno modo e strumenti adeguati a contrastare lo strapotere delle aziende: proprio per questo invochiamo ancora una volta con la massima urgenza la riforma delle Autorità che chiediamo da tempo e che consentirebbe di istituire un sistema di controllo realmente efficace, con tempi decisionali rapidi ed effettivi poteri regolatori e coercitivi assegnati alle Authority.

Energia: via al bonus quasi automatico. Necessario l’Isee per accedere all’agevolazione.

“Acqua, luce e gas: bonus automatico per 2,6 milioni di famiglie in disagio economico, ottenendo l’Isee”. Così esordisce la nota odierna dell’Arera in merito alla controversa vicenda dell’automatismo dei bonus sociali che molti cittadini attendono dal 1 gennaio di quest’anno.

L’8 gennaio è intervenuto il Garante della Privacy, mettendo in stand by tale operazione: da allora le famiglie non hanno più avuto alcuna notizia. Oggi Arera sembrerebbe aver risolto la vicenda disponendo che le famiglie in situazione di disagio economico dovranno compilare la Dichiarazione Sostitutiva Unica per accedere al bonus. Addio, quindi, al tanto declamato automatismo!

Anche per il bonus elettrico spettante alle famiglie con un componente in stato di disagio fisico si dovrà continuare a presentare la richiesta presso Comuni o Caf abilitati.

Norme specifiche riguardano, poi, le forniture centralizzate.

Una soluzione, quella adottata dall’Autorità, a nostro avviso incompleta e non del tutto in linea con le richieste del Garante in relazione alla tutela della privacy degli utenti.

Nota positiva, in tale contesto, l’accoglimento della nostra richiesta imprescindibile circa la retroattività del bonus dal 1 gennaio 2021, in modo che i cittadini non perdano nemmeno 1 centesimo degli sconti a cui hanno diritto.

Una misura che, seppure parziale, accogliamo positivamente in quanto fornisce una risposta alle famiglie in situazione di povertà energetica, al contrario di quanto sta avvenendo con l’ulteriore proroga del mercato tutelato fino al 2023: all’indomani di tale data non si sa ancora cosa succederà a chi non avrà effettuato la propria scelta sul mercato libero, né quali saranno le modalità di assegnazione del fornitore tramite procedura concorsuale, né tantomeno se saranno adottate misure di tutela per i nuclei più vulnerabili.

Aceto balsamico: no al tentativo di mettere in discussione i rigidi standard qualitativi di un’eccellenza del Made in Italy. Sarebbe un pericoloso precedente verso la demolizione del sistema di tutela di Dop e Igp.

L’Aceto Balsamico di Modena è una delle eccellenze universalmente riconosciute del Made in Italy. Ha una produzione certificata di oltre 97 milioni di litri l’anno, con un fatturato al consumo che raggiunge 1 miliardo di Euro.

Le aziende associate al Consorzio Tutela Aceto Balsamico di Modena IGP sono 50, tra di esse figurano marchi storici che operano fin dai primi del Novecento: tutte si devono attenere rigidamente ai parametri di produzione che consentono di adottare questa prestigiosa denominazione.

Federconsumatori, attraverso la sua struttura di Modena, è intervenuta nel tempo a tutela della qualità e dell’originalità della produzione, per smascherare le truffe e i diffusi fenomeni di contraffazione a danno dei consumatori.

Il percorso intrapreso dal governo sloveno in tal senso è del tutto nuovo e improbabile: ha notificato infatti alla Commissione Europea una norma tecnica nazionale in materia di produzione e commercializzazione degli aceti che cerca di trasformare la denominazione “aceto balsamico” in uno standard di prodotto.

“In pratica, attraverso tale misura, tentano di aggirare il sistema di tutela delle Dop e Igp. – afferma Emilio Viafora, Presidente Federconsumatori. – “Una norma improponibile, in netto contrasto con gli standard definiti dalla Comunità Europea, oltre che con i regolamenti che disciplinano il sistema di etichettatura e informazione del consumatore.”

In questo modo vorrebbero poter spacciare per aceto balsamico qualsiasi miscela di aceto di vino con mosto concentrato, sminuendo decenni di tradizione, cura e ricerca.

Ma non solo, questa misura aprirebbe una strada pericolosissima a danno dell’intero sistema agroalimentare di qualità europeo, ledendo così il diritto dei consumatori ad un’informazione corretta e trasparente sui prodotti che portano in tavola.

Ci uniamo all’appello rivolto da molti operatori al Governo affinché si opponga contro questo tentativo scorretto, che danneggia consumatori e produttori, mettendo in discussione l’intero sistema di riconoscimento degli standard Dop e Igp.

Telecomunicazioni: il Piano Voucher sta mostrando tutte le criticità che Federconsumatori aveva previsto. Inaccettabili le lacune informative sui tempi di erogazione.

All’indomani dell’entrata in vigore del cosiddetto Piano Voucher, con cui il Ministero dello Sviluppo Economico ha stanziato agevolazioni per l’accesso a internet in banda ultra larga alle famiglie meno abbienti abbiamo segnalato, attraverso una nota formale trasmessa al Dicastero stesso, le innegabili criticità e gli aspetti quantomeno discutibili dell’intera iniziativa.

Come avevamo previsto, si stanno verificando molteplici problemi, soprattutto in relazione agli oneri previsti a carico dei beneficiari e alle condizioni di accesso all’agevolazione stessa nonché alle informazioni fornite agli utenti.

Le sedi Federconsumatori stanno ricevendo numerose segnalazioni in merito, in particolare per quanto riguarda le tempistiche necessarie ad effettuare i controlli previsti dalla procedura: nella quasi totalità dei casi tali verifiche finiscono per far slittare l’erogazione del voucher e ciò si traduce in un aggravio economico per il consumatore, che di fatto si vede applicare, almeno nelle prime fatturazioni previste dal contratto, un canone a prezzo pieno, quindi su cui non viene calcolata l’agevolazione. A ciò si aggiungono gravi lacune sotto il profilo della comunicazione e della trasparenza, poiché nel momento in cui l’utente presenta la richiesta di accesso al bonus non viene in alcun modo informato al riguardo.

I fatti stanno dimostrando che le nostre perplessità sul Piano Voucher erano tutt’altro che infondate e un programma finalizzato a colmare il digital divide che ancora affligge il nostro Paese si sta purtroppo rivelando poco conveniente e di difficile fruizione e sta mostrando tutte le sue tare.

Alla luce di tali premesse, chiediamo agli operatori di prevedere uno sconto in fattura per i clienti a cui l’agevolazione sia stata attivata tardivamente e di applicare le tariffe previste dal Piano Voucher già dal primo ciclo di fatturazione a coloro i quali siano ancora in attesa dell’erogazione del bonus.

Invitiamo comunque gli utenti a contattare le sedi Federconsumatori presenti su tutto il territorio nazionale per segnalazioni e assistenza.

Tlc: la sanzione Antitrust per lo “sconto Coronavirus” dimostra la scorrettezza delle condotte di Sky già denunciata da Federconsumatori. Il diritto degli utenti alla trasparenza non può essere calpestato.

Quasi un anno fa, nelle prime settimane di lockdown, abbiamo messo in evidenza la questione dell’interruzione delle competizioni sportive causata dall’emergenza sanitaria, in seguito alla quale numerosi utenti hanno lamentato di dover pagare abbonamenti sulle pay tv diventati inutilizzabili. Dopo diverse pressioni, Sky ha offerto il cosiddetto “sconto Coronavirus” sui pacchetti sport, che tuttavia poteva essere richiesto solo attraverso il sito web dell’azienda e che peraltro non è stato retroattivo, quindi è stato applicato non dall’inizio della pandemia, ma solo dal momento dell’invio della richiesta. Considerando poi che l’azienda non ha diffuso la notizia attraverso i consueti messaggi trasmessi agli abbonati, limitandosi a pubblicare una nota sul proprio sito web, a cui ovviamente non tutti i clienti accedono quotidianamente, già all’epoca dei fatti abbiamo sottolineato una gestione del problema quantomeno lacunosa e inadeguata, soprattutto riguardo alle modalità di accesso all’agevolazione nonché sotto il profilo della trasparenza e della comunicazione.

Alla luce di tali premesse accogliamo quindi con favore l’intervento odierno dell’’Autorità Antitrust, che proprio in relazione a questa vicenda ha comminato a Sky una sanzione di 2 milioni di euro. L’AGCM ha accertato le medesime criticità da noi evidenziate, riscontrando la scorrettezza delle condotte adottate dal colosso delle telecomunicazioni in merito al mancato riconoscimento di un rimborso automatico degli abbonamenti e alle informazioni intempestive e inadeguate sullo sconto concesso nonché relativamente agli “ostacoli onerosi e sproporzionati” posti alla fruizione dell’agevolazione stessa. Il provvedimento assunto dall’Authority dimostra ancora una volta la necessità di una migliore regolamentazione del settore delle comunicazioni, in cui il diritto degli utenti alla correttezza e alla trasparenza viene troppo spesso ignorato dalle aziende.

Turismo: Norwegian Air vicina al fallimento. I passeggeri che attendono il rimborso scrivano al commissario straordinario entro il 24 febbraio. Federconsumatori a disposizione per informazioni o assistenza.

Norwegian Air sempre più vicina al fallimento: la compagnia aerea low-cost, la cui attività è stata messa in dura crisi a causa della pandemia è stata posta in amministrazione straordinaria.

Il 7 dicembre 2020 è stato nominato commissario straordinario Kieran Wallace: a lui spetterà il compito di analizzare se ci sono i presupposti per continuare ad operare o bisognerà dichiarare il fallimento.

In una nota la stessa Norwegian Air rende noto che, nella fase attuale, si sta cercando di ristrutturare il debito. Tra i creditori non bisogna però dimenticare tutti i passeggeri che avevano acquistato un biglietto per un volo che non hanno mai potuto effettuare. Molti attendono il rimborso dal primo lockdown, nonostante l’autorità norvegese equivalente all’Enac abbia più volte ripreso la compagnia per i mancati rimborsi.

Il commissario Wallace ha chiesto ai clienti che ritengono di “dover ricevere un rimborso per un volo cancellato”, di inviare una email a norwegian-examinership@kpmg.ie “specificando nome, cognome, indirizzo, email e dettagli alla base della richiesta entro 7 giorni dalla data del presente avviso” (pubblicato il 17 febbraio n.d.r.) cioè entro il 24 febbraio 2021.

Il commissario straordinario, una volta esaminate le richieste pervenute, potrebbe contattare i clienti per includerli “in un’adunanza di creditori che dovrà essere convocata per esaminare il piano di ristrutturazione”.

Ci auguriamo che tale operazione porti a un riconoscimento adeguato e proporzionato alle somme spese: come spesso è avvenuto in passato, sono proprio i passeggeri la parte più debole che, nella più rosea delle ipotesi, ottiene un rimborso irrisorio rispetto alla spesa effettuata.

Nel frattempo la compagnia ha fatto sapere che sta continuando a volare. E che su quelle poche rotte rimaste non ci sono problemi su “prenotazioni attuali e future”.

Invitiamo i cittadini interessati a rivolgersi agli sportelli della Federconsumatori, presenti sull’intero territorio nazionale, o allo sportello nazionale SOS Turista (059 251108) per assistenza sulla presentazione della richiesta, nonché per valutare le azioni da intraprendere qualora i rimborsi ottenuti siano sotto forma di voucher o punti per i programmi fedeltà, che potrebbero rivelarsi carta straccia.

Telecomunicazioni: un primo passo avanti di AGCom verso il blocco dei servizi a sovrapprezzo. Misure troppo morbide che rischiano di risultare inefficaci.

Nei mesi scorsi Federconsumatori ha partecipato alla consultazione pubblica indetta da AGCom sul blocco dei servizi a sovrapprezzo nella telefonia mobile, scaturita da una battaglia che da anni portiamo avanti contro quelle che si configurano a volte come vere e proprie trappole per sottrarre credito agli utenti.

A chiusura del procedimento l’Authority ha pubblicato la tanto attesa delibera che, finalmente, mette fine alle attivazioni inconsapevoli dei cosiddetti VAS. Anche in seguito alle nostre pressanti richieste, l’Autorità ha imposto a tutti gli operatori di applicare di default il blocco entro il 21 marzo su tutte le nuove SIM. Sulle numerazioni già attive i gestori sono tenuti a trasmettere ai clienti SMS informativi: in assenza di contestazione entro 30 giorni dal ricevimento del messaggio, i servizi a sovrapprezzo associati alla SIM in questione verranno automaticamente disabilitati, compresi quelli volontariamente attivati dall’utente. Il cliente, ovviamente, potrà richiedere in qualsiasi momento la riattivazione eseguendo una procedura più sicura rispetto a quella utilizzata fino ad ora e basata sull’inserimento di appositi codici (OTP).

Un passo avanti, che accogliamo con soddisfazione in quanto si pone come obiettivo quello di mettere fine ad un problema che da tempo affligge gli utenti di telefonia: le attivazioni non richieste o inconsapevoli di servizi a pagamento.

Tuttavia siamo convinti che il provvedimento dell’Autorità sia ancora decisamente troppo soft, tanto da rischiare di risultare scarsamente efficace. Non condividiamo la scelta di limitare l’informativa agli utenti al semplice invio dell’SMS, senza neanche proporre un’alternativa, come email, notifica sull’app, messaggio nell’area riservata del cliente e/o comunicazione sulla fattura per i clienti: prevedere almeno un’altra modalità di comunicazione consentirebbe una maggiore e più sicura conoscenza dell’iniziativa da parte dei clienti, soprattutto perché molti utenti tendono a trascurare la lettura dei messaggi di testo. Allo stesso modo è a dir poco insoddisfacente la scelta di identificare solo l’SMS come “prova idonea a dimostrare in modo durevole” la volontà espressa dell’utente circa l’attivazione del servizio: il cliente invece dovrebbe poter esprimere la propria posizione anche con una modalità più affidabile e duratura, ad esempio con una mail, che consenta di produrre una documentazione in caso di contenzioso. Invieremo ulteriori osservazioni all’Autorità per sottolineare le criticità che ancora permangono.

“Alla luce di tali considerazioni, pur apprezzando l’attenzione posta sul tema, non possiamo che esprimere una certa delusione per come è stato formulato il provvedimento. L’Autorità, non raccogliendo molte delle nostre osservazioni, si è limitata, alla fine, ad azzerare una situazione che, in futuro, potrebbe ritornare esattamente al punto di partenza.” – dichiara Emilio Viafora, Presidente Federconsumatori.