Prezzi: la nostra proposta di un paniere indipendente anti-inflazione è sempre più vicina alla realizzazione. È indispensabile attivare anche la rete capillare di sorveglianza dei prezzi.

La notizia della stretta anti-inflazione del Governo annunciata ieri da Urso è il coronamento di un duro e lungo lavoro che, da oltre un anno, compiamo instancabilmente per arginare la crescita dei prezzi.

Fin dalla prima grande manifestazione contro il caro vita del 10 giugno scorso, che ha portato in piazza i cittadini con le loro “Pentole vuote”, abbiamo avanzato e sostenuto la proposta di introduzione di sistemi di controllo sulle dinamiche inflattive che, già allora, avevano visto i prezzi schizzati all’insù ben oltre ogni livello giustificabile.

A seguito di tali, ripetute, iniziative è stata costituita la Commissione di allerta rapida sui prezzi, in cui avviene un costruttivo confronto tra un gruppo di lavoro ristretto delle Associazioni dei Consumatori, il Garante dei Prezzi e il Presidente del CNCU Massimo Bitonci, di cui abbiamo apprezzato l’impegno e la disponibilità nel sostenere le esigenze dei consumatori. Nell’ambito dell’attività di tale commissione abbiamo proposto, da tempo, di affinare la sperimentazione di un paniere di prodotti fondamentali a costo calmierato, allo scopo di contrastare l’incessante crescita dell’inflazione.

Un paniere indipendente, che deve contenere, oltre ai prodotti alimentari, per la cura della persona e per la casa, anche quelli per la scuola e per le cure e che, soprattutto, deve proporsi sia di arginare la crescita dei prezzi, sia di promuovere dinamiche competitive al ribasso, visto che già oggi assistiamo a livelli dei prezzi spesso eccessivi e sovrastimati rispetto agli andamenti del mercato.

L’annuncio del ministro in tal senso costituisce una prima risposta positiva a questo lavoro: disporremo di uno strumento di tutela del potere di acquisto delle famiglie che prima non esisteva, che sicuramente rappresenta un passo avanti nella giusta direzione, quella da noi suggerita.

Se la sperimentazione avviata ora avrà effetto positivo, come pensiamo, dovrà essere strutturata meglio e non potrà limitarsi ad un trimestre.

Resta centrale, infatti, attivare anche un’attività di monitoraggio capillare, strutturata e costante, a cura di comitati di sorveglianza organizzati e coordinati da Mr Prezzi a livello territoriale, con la collaborazione delle Associazioni dei Consumatori.

In questo modo si potranno far emergere e arginare i comportamenti devianti che tanto danneggiano i cittadini e l’intera economia.

Siamo convinti che, se l’intero sistema da noi proposto diventerà operativo al più presto, si innescheranno effetti immediati, tangibili e mai visti in direzione del contenimento dei prezzi.” – afferma Michele Carrus, Presidente Federconsumatori.

STOP ALLE LISTE DI ATTESA: FEDERCONSUMATORI E CGIL TOSCANA, VIA ALLA CAMPAGNA

Stop alle liste di attesa: Federconsumatori Toscana, con la Cgil, lancia la campagna per supportare i cittadini a ricevere prestazioni sanitarie nei tempi dovuti. Agli sportelli assistenza per denunciare ritardi ed esigere diritti. “Non possono esistere liste chiuse. Occorre aumentare i fondi per la sanità”

IL VOLANTINO

Federconsumatori Nazionale , con la collaborazione e il sostegno di CGIL, ha lanciato nei giorni scorsi, anche come sviluppo della grande manifestazione a Roma per la difesa del diritto costituzionale il rilancio del Servizio sanitario nazionale pubblico e universale, la campagna “Stop alle liste di attesa”.

Una campagna informativa e di assistenza per tutelare il diritto alla salute

Federconsumatori Toscana, assieme alla CGIL, svilupperà una serie di iniziative informative per rendere i cittadini sempre più consapevoli dei loro diritti, per sostenere e assistere le persone che si trovano in difficoltà o impossibilità a ricevere una prestazione sanitaria nei tempi dovuti. A questo proposito Federconsumatori intende rafforzare questo servizio attraverso i propri sportelli presenti in tutto il territorio regionale, per segnalare eventuali difficoltà e/o disservizi e chiedere assistenza (per entrare in contatto: mail fct.sanita@federconsumatoritoscana.it, telefono 055217195, elenco e orari sportelli su www.federconsumatoritoscana.it). Riteniamo molto importante la conoscenza di queste tutele e diritti da parte dei cittadini, anche per evitare che – scoraggiati e irritati per le difficoltà e peripezie che talvolta sono costretti a fare – delusi si rivolgano al privato o peggio rinuncino a curarsi. Tutti i cittadini che si rivolgono alle strutture sanitarie pubbliche hanno diritto ad effettuare le prestazioni di specialistica
ambulatoriale in: 72 ore (Classe U – urgente); 10 giorni (Classe B – breve); 30 giorni per le visite; 60 giorni per gli accertamenti; diagnostici (Classe D – differibile); 120 giorni (Classe P – programmata). E le prestazioni di ricovero entro: 30 giorni – Codice A; 60 giorni – Codice B; 180 giorni – Codice C; 12 mesi – Codice D.
Per far valere questo diritto e denunciare ritardi e attese eccessive, ci sono gli sportelli Federconsumatori. Recentemente la giunta della Regione Toscana ha varati una delibera sull’appropriatezza: noi diciamo che deve essere il medico di famiglia o lo specialista a indicare la necessità o l’opportunità di svolgere una visita o un’analisi diagnostica. Invitiamo i cittadini certo a porre domande, spiegazioni ma non a fidarsi o pretendere perché si è letto su internet o ce l’ha detto un amico. Il punto non è risparmiare sugli esami, ma fare le visite che servono veramente.

Mancano risorse economiche 

C’è la necessità di un finanziamento immediato straordinario da parte del governo sulla sanità, ma anche di una strutturale dotazione finanziaria del SSN che sia commisurato almeno al 7% del PIL, invertendo significativamente la tendenza al definanziamento che ormai da troppo tempo si registra e che è confermata anche nella legge di bilancio 2023. Il finanziamento pubblico è sceso nel 2022 intorno al 6% del PIL dopo i picchi del 7,4 e 7,3 nei due anni precedenti per via della pandemia. Nei Paesi del Nord Europa la media è di circa l’8-9%.

Nessuno deve essere lasciato solo

Non ci possono essere, anche per legge, liste chiuse. Come, anche per la storia e la qualità del nostro servizio sanitario regionale, nessuno deve essere lasciato solo. Le ultime delibere regionali ribadiscono questa tutela, e si stanno approntando da parte regionale e delle aziende sanitarie misure per adeguarsi in maniera tale che il cittadino che trova difficoltà o impossibilità a prenotare nei tempi previsti possa essere richiamato da un’apposita struttura della Asl per proporre e concordare eventuali soluzioni. Federconsumatori Toscana, che ha già svolto questo servizio per quei cittadini che vi si sono rivolti, intende rafforzarlo, integrandosi con il sistema pubblico ancora in fase di messa a punto.

Le proposte di Federconsumatori Toscana e Cgil Toscana alla Regione

– ribadire l’importanza della presa in carico in caso di difficoltà e/o impossibilità a prenotare una prestazione.
– adottare misure più stringenti ed efficaci, con un monitoraggio puntuale sulla loro attuazione, per la separazione tra le prestazioni di primo accesso e quelle di controllo.
– chiediamo di rendere pubblico, così come per le visite e le attività diagnostiche, anche il monitoraggio che la Regione svolge anche sugli interventi chirurgici
– rivedere il governo delle agende (sono troppe e rischiano di creare disuguaglianze di accesso e di gestione omogenea della risposta)
– riorganizzare l’intramoenia, pur rispettando i criteri previsti dalla legge, così come previsto dal protocollo sottoscritto con i sindacati

Firmato: Federconsumatori Toscana, Cgil Toscana

Grecia: istruzioni operative per chi deve rientrare in Italia e per chi avrebbe dovuto partire per Rodi.

È stato proclamato lo stato d’emergenza per l’isola di Rodi. L’incendio boschivo divampato qualche giorno fa, che si è esteso velocemente a causa dei forti venti, ha costretto migliaia di residenti e turisti ad abbandonare le proprie abitazioni o strutture turistiche. Sono circa 30.000 le persone evacuate, che sono state ospitate in alberghi, centri congressi, strutture sportive e scuole, dove sono state assistite con viveri e assistenza medica. La priorità è mettere in sicurezza abitanti e turisti presenti sull’isola, organizzando il rientro per questi ultimi.

Per i viaggiatori italiani, la Farnesina, in collaborazione con la Protezione Civile greca e le autorità competenti, sta provvedendo ad anticipare i rientri, organizzando dei voli speciali. Nel dettaglio, per i turisti che hanno prenotato attraverso un tour operator o un’agenzia di viaggio, si consiglia di contattare il referente e organizzare il viaggio di rientro. Invece, per chi non ha un riferimento, è necessario rivolgersi all’Ambasciata o al Consolato, oppure ancora contattare i numeri presenti sul sito “Viaggiare sicuri”.  Per tutti i connazionali a qualsiasi titolo presenti a Rodi si suggerisce la registrazione sul sito www.dovesiamonelmondo.it e di scaricare l\App “Unità di Crisi”.

Per chi, invece, aveva in programma di partire per Rodi la situazione è più complessa: come raccomanda anche la Farnesina, sarebbe consigliabile trovare una destinazione alternativa, ma l’assurdità è che, se il volo è operativo e la struttura ricettiva è in funzione, non è automatico ottenere il rimborso anche in caso di cancellazione. Nel caso aveste prenotato a Rodi acquistando separatamente volo e hotel è necessario contattare la compagnia aerea e la struttura in loco, per capire se il volo è operativo e se la struttura è agibile o meno. Generalmente, per i voli aerei, se l’aeroporto è aperto e la compagnia aerea è in grado di effettuare il servizio, il rimborso non è dovuto, salvo diverse disposizioni della società di riferimento. Stesso discorso vale per le strutture alberghiere ancora agibili: bisogna verificare se sono in grado di fornire il servizio, così come descritto al momento della prenotazione, oppure se si rendono disponibili ad effettuare il rimborso. La cancellazione e il rimborso vanno richieste anche nel caso in cui la prenotazione del viaggio sia stata effettuata attraverso un’agenzia.

Nel caso in cui il tour operator non intenda procedere con la cancellazione è possibile richiedere chiarimenti alla luce del comunicato della Farnesina, dell’art. 41 punto 4 del Dlgs 62/18 e della sentenza della Corte di Cassazione 16315/07 che prevede il rimborso del prezzo dei pagamenti effettuati qualora venga a mancare la finalità turistica del viaggio. Per inoltrare una richiesta di rimborso è necessario presentare un reclamo ufficiale tramite raccomandata con ricevuta di ritorno alla sede legale della società o tramite PEC all’indirizzo PEC della stessa, chiedendo chiarimenti alla luce delle indicazioni sopra descritte.

Una situazione ai confini della realtà: mentre le autorità faticano a mettere in salvo e rimpatriare le persone e le strutture ricettive in funzione sono piene dei turisti sfollati dalle zone più a rischio, non vi è piena disponibilità ad effettuare cancellazioni e rimborsi, in quanto la Farnesina ha fornito lo sconsiglio, invitando i viaggiatori semplicemente a recarsi presso altre destinazioni. In tal senso chiediamo immediatamente un intervento del Ministero del Turismo affinché adotti misure di buon senso, invitando Tour Operator, OTT, compagnie aeree e associazioni di categoria a disporre le cancellazioni, emettendo rimborsi o voucher (a scelta dell’utente) a favore dei turisti coinvolti.

In questa situazione, in ogni caso, i cittadini non sono soli: per informazioni e assistenza possono rivolgersi alle sedi Federconsumatori presenti su tutto il territorio nazionale, oppure possono contattare lo sportello Sos Turista (da lunedì a venerdì dalle 8.30 alle 13.30) al numero 059.251108 o all’indirizzo mail info@sosvacanze.it .

FIR: il MEF non risponde alle sollecitazioni delle Associazioni dei Consumatori che, unite, chiedono di sanare criticità e ingiustizie dell’attuale norma.

È passato oltre un mese dall’ultimo, l’ennesimo, tentativo di ottenere dal MEF e da Consap un incontro per chiarire le numerose criticità relative al Fondo Indennizzo Risparmiatori.

In occasione della conversione in legge del D.L. n. 51/2023 Decreto Omnibus, infatti, è stato previsto il diritto, per i soli risparmiatori azionisti già ammessi al rimborso in prima istanza tramite il FIR, a ricevere un’ulteriore quota del 10% di indennizzo.

Una misura senza dubbio positiva, che presenta, però, non poche ombre. Una grande percentuale dei risparmiatori coinvolti, da noi contattati, infatti, non era a conoscenza di tale incremento e si trova in difficoltà a presentarci la documentazione utile per la richiesta di integrazione. Una difficoltà che riguarda soprattutto i cittadini anziani, non in possesso di capacità o mezzi tecnologici necessari o impossibilitati, anche a causa del forte caldo, a recarsi presso i nostri sportelli presenti sul territorio.  Il tempo a disposizione (fino al 31 luglio p.v.), in realtà, risulta insufficiente anche soltanto per riuscire a contattare i molti risparmiatori interessati.

Inoltre, non si comprende la ratio secondo cui si è deciso di non utilizzare le posizioni già presenti nel portale del FIR, aggiungendo un semplice link per le eventuali nuove comunicazioni, costringendo invece gli interessati a comunicare, nuovamente, dati già in possesso della Commissione Tecnica (numero istanza, nome, cognome e codice fiscale dell’avente diritto).

Alla luce di tali elementi, considerando che non sono pochi i risparmiatori interessati che, ad oggi, si trovano incolpevolmente con un IBAN variato (ad esempio a seguito o della chiusura di filiali bancarie o, purtroppo, a causa dei decessi degli aventi diritto) riteniamo doverosa e indispensabile una proroga dei termini utili per le comunicazioni, almeno fino a fine ottobre 2023; in mancanza, la misura adottata con l’intento di limitare il danno economico dei risparmiatori coinvolti è di fatto inattuabile o raggiungerà un numero esiguo di aventi diritto.

Di pari rilevanza la necessità di individuare, contemporaneamente al differimento del citato termine, una soluzione definitiva alle molte posizioni ancora irrisolte o meritevoli di riesame (indennizzo inferiore al dovuto, rigetto per errata comunicazione dei requisiti reddituali/patrimoniali), che potrebbero essere sanate senza dover ricorrere alla giustizia ordinaria e con l’utilizzo dei residui del FIR (che saranno rilevanti anche dopo l’erogazione dell’integrazione del 10%).

In tal senso, riteniamo, altresì, opportuno sanare anche un’ulteriore ingiusta disparità di trattamento dei risparmiatori coinvolti: l’integrazione del 10%, infatti, deve essere estesa anche agli utenti che sono ricorsi ad arbitrati dell’ACF presso Consob e a quelli del FITD, in quanto equiparati a coloro che hanno avanzato la domanda di accesso all’indennizzo erogato dal FIR.

Di questi argomenti avremmo voluto discutere nell’ambito di un incontro con i vertici del MEF, che da mesi, chiediamo invano e che, a quanto pare, preferiscono confrontarsi con associazioni e comitati poco rappresentativi, i quali, probabilmente, avanzano richieste meno pretenziose o impegnative.

Questa attesa e reticenza ad aprire un tavolo di confronto, in ogni caso, non ci scoraggia: continueremo ad insistere e a rappresentare gli interessi dei risparmiatori traditi fino a quando non avranno ottenuto ciò che gli spetta, specialmente alla luce dall’attuale congiuntura economico-sociale che vede un numero sempre crescente di famiglie e di soggetti vulnerabili versare in condizioni di precarietà finanziaria.

 

Le Associazioni Federconsumatori, U.Di.Con, Assoutenti, Adoc, Adusbef, Cittadinanzattiva, Adiconsum, Confconsumatori, Casa del Consumatore, Movimento Consumatori, CTCU, Codacons, URT, Movimento Difesa del Cittadino, Unione Nazionale Consumatori

Domicilio digitale: diviene operativo l’INAD, per semplificare i rapporti tra cittadini e PA.

È divenuto pienamente operativo dal 6 luglio scorso L’INAD, ovvero l’Indice Nazionale dei Domicili Digitali.

Registrandosi al portale, cittadini, professionisti e aziende potranno ricevere tutte le comunicazioni ufficiali da parte della PA su un unico canale, semplice e immediato. Ma cosa bisogna fare per registrarsi?

È molto semplice, basterà collegarsi al sito https://domiciliodigitale.gov.it, accedere con SPID, CIE o CNS ed inserire il proprio recapito di posta elettronica certificata.

Un servizio senza dubbio rapido, innovativo, tecnologico, che consente ai cittadini di ricevere comunicazioni elettroniche aventi valore legale. Un elemento di sburocratizzazione e chiarezza, che consente un notevole risparmio alla PA in termini di costi e tempi.

Tale strumento offre alle pubbliche amministrazioni, infatti, molteplici vantaggi nell’ottica della sostenibilità sociale, economica e ambientale: oltre a garantire una ricezione tempestiva delle comunicazioni (con un risparmio notevole sui tempi di spedizione e ricezione), permette un risparmio sui costi di postalizzazione (stampa, invio e gestione delle comunicazioni cartacee), nonché l’automatizzazione delle notifiche. Tutti benefici che miglioreranno l’efficienza e la trasparenza nel rapporto tra PA e cittadini.

Fin qui nessun problema: ma per i cittadini che vogliono usufruire di questa possibilità non è tutto gratis.

La posta elettronica certificata, infatti, costa mediamente 6,75 euro (il servizio base per il primo anno). Il rinnovo costa 12,51 euro e il servizio pro 35,51 euro l’anno. Tutti costi notevolmente aumentati rispetto allo scorso anno, mediamente del 10%… sarà una coincidenza che tali aumenti avvengano proprio nel 2023, con l’entrata in vigore dell’INAD? Il dubbio sorge spontaneo.

Guardando a questi rincari appare evidente come, per invogliare i cittadini ad usufruire di tale strumento e dotarsi di una pec, è necessario agevolarne l’attivazione, magari prevedendo sconti e sussidi, almeno per i primi anni. Attualmente in Italia sono attive appena 11 milioni e 290 mila caselle, molte delle quali a uso di enti e professionisti, un numero davvero limitato, che ancora non consente il risparmio e l’immediatezza auspicati dal Governo, ecco perché è necessario investire maggiormente in innovazione, informando, educando ed incentivando l’utilizzo da parte dei cittadini di questo strumento.

Costo annuale del servizio:

SERVIZIO 2022 2023    VAR. %
PEC STANDARD 6,18 € 6,75 € 9%
RINNOVO 11,22 € 12,51 € 11%
PEC PRO 32,60 € 35,51 € 9%

Mutui: non si arresta la corsa delle rate dei mutui. Per chi ha stipulato un mutuo a tasso variabile la rata è aumentata mediamente di +212,43 euro al mese rispetto al 2022.

Il continuo rialzo dei tassi operato dalla BCE nel tentativo di fermare la corsa dell’inflazione ha determinato ripercussioni estremamente gravi per i cittadini, specialmente chi ha contratto mutui a tasso variabile. Gli effetti principali si stanno vedendo, infatti, sul rialzo delle rate di prestiti e finanziamenti, ma soprattutto su quelle ben più onerose dei mutui.

L’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori che da anni monitora i costi dei mutui, a tasso variabile e a tasso fisso, ha rilevato preoccupanti tendenze al rialzo, che hanno messo in ginocchio molte famiglie.

La situazione peggiore riguarda senza dubbio chi ha stipulato un contratto di mutuo a tasso variabile, magari approfittando delle condizioni vantaggiose degli ultimi anni. Nel caso di un mutuo a tasso variabile di 115.000 euro per 25 anni, la rata mensile ha subito un aumento medio del +44% rispetto al 2022 e del +64% rispetto al 2021. Questo si traduce, nel confronto con l’anno precedente, in un aggravio di +212,43 euro al mese, ovvero +2.549,16 euro annui.

Si tratta di aumenti insostenibili per molte famiglie, anche alla luce del rincaro generalizzato dei prezzi, dall’energia al settore alimentare, che ha fatto lievitare a dismisura il costo della vita.

Non va meglio sul fronte dei mutui a tasso fisso: ma in questo caso è bene considerare che l’aggravio nel confronto rispetto al 2022 è solo ipotetico, in quanto considera la stipula effettuata a diverse condizioni contrattuali in momenti diversi. Nel dettaglio, stipulando un mutuo a tasso fisso oggi, si avrebbe una rata più onerosa mediamente del 6% rispetto a quella di un mutuo a tasso fisso stipulato nel 2022, ma ancor più impressionante è il divario con la rata del 2021, che segna il +31%. Il costo di un mutuo a tasso fisso di 115.000 euro per 25 anni stipulato nel 2023, per esempio, mediamente è più alto di 9.916,20 euro rispetto al 2022. Ma l’aumento più allarmante si evidenza estendendo il confronto al 2021, ovvero prima che i tassi iniziassero la loro scalata: dal raffronto 2023/2021 emerge un divario del costo complessivo per stipulare un mutuo a tasso fisso di 41.682,60 euro.

Quella dei mutui si sta configurando come una vera e propria emergenza, sono sempre di più le famiglie in difficoltà con il pagamento delle rate che si rivolgono ai nostri sportelli per chiedere supporto e individuare la soluzione migliore per far fronte ai pagamenti. In tal senso, risulta ancora inadeguata l’opzione messa in campo dal Governo, che permette di rinegoziare il mutuo a un tasso fisso, ma solo a determinate condizioni: la prima è quella di non risultare morosi. Soluzione che, tra l’altro, come ci segnalano in molti, non tutti gli istituti di credito sono disposti ad applicare. È necessario uno sforzo decisamente più consistente in una fase delicata e complessa come quella attuale:

  • è indispensabile, prevedere un ampliamento del fondo di solidarietà Gasparrini per i mutui sulla prima casa, concedendo l’accesso anche a chi è in mora da oltre 90 giorni;
  • bisogna consentire la rinegoziazione del mutuo con rate sostenibili, per esempio differendo il pagamento di una quota degli interessi aggiuntivi maturati, aggiungendo rate in coda al piano di ammortamento, rese così infruttifere di ulteriori interessi (per divieto di anatocismo);
  • consentire la rinegoziazione o la surroga a tasso fisso (quella prevista dal Governo in Legge di Bilancio) anche ai morosi e ampliare la soglia Isee e il limite massimo del mutuo per fruire di tale opzione. Il tasso fisso dovrà essere definito e aggiornato dal Governo sulla base delle decisioni assunte dalla BCE.

Ricordiamo a tutti i cittadini che volessero valutare una sospensione, una surroga o una rinegoziazione del mutuo stipulato, che possono rivolgersi per informazioni e assistenza agli sportelli di Federconsumatori, presenti in tutta Italia.

Di seguito le tabelle con i costi e i tassi in dettaglio.

 

Mutuo a tasso variabile per l’acquisto della prima casa

 

Mutuo a tasso variabile di 115.000 per 25 anni
tasso 2021 tasso 2022 tasso 2023  rata 2021 rata 2022 rata 2023 Var. % 23/22
Banca 1 0,80 1,45 4,67     417,97 €    457,23 €   650,68 € 42%
Banca 2 0,94 1,71 4,87    433,40 €   463,25 €   663,26 € 43%
Banca 3 0,60 1,85 5,42     413,10 €   479,08 €   692,37 € 45%
Banca 4 0,70 2,44 5,80     417,96 €    512,33 €    726,95 € 42%
Banca 5 0,98 2,56 6,27     451,84 €    519,62 €      760,40 € 46%

 

  Mutuo a tasso variabile 
  Aumento della rata nel 2023 (in termini annui)
Banca 1 2.321,40 €
Banca 2 2.400,12 €
Banca 3 2.559,48 €
Banca 4 2.575,44 €
Banca 5 2.889,36 €

 

Mutuo a tasso fisso per l’acquisto della prima casa 

 

Mutuo a tasso fisso di 115.000 per 25 anni
tasso 2021 tasso 2022 tasso 2023  rata 2021 rata 2022 rata 2023 Var. % 23/22
Banca 1 1,45 3,00 3,60     457,23 €   545,34 €     581,90 € 7%
Banca 2 1,15 3,10 3,60     441,26 €   544,29 €     581,90 € 7%
Banca 3 0,98 3,10 3,55    432,36 €    551,34 €     578,81 € 5%
Banca 4 1,05 3,20 3,75     436,01 €    557,38 €     591,25 € 6%
Banca 5 1,48 3,32 3,80    466,68 €      564,68 €     594,39 € 5%

 

Mutuo a tasso fisso 
Costo effettivo stipulando

un mutuo nel 2021

Costo effettivo stipulando

un mutuo nel 2022

Costo effettivo stipulando

un mutuo nel 2023

Variazione in euro 2023/2022 Variazione in euro  2023/2021
Banca 1                                                                          137.169,00 €                                                                     163.602,00 €                                                                     174.570,00 €                          10.968,00 €                                37.401,00 €
Banca 2                                                                          132.378,00 €                                                                    163.287,00 €                                                                     174.570,00 €                          11.283,00 €                               42.192,00 €
Banca 3                                                                          129.708,00 €                                                                     165.402,00 €                                                                     173.643,00 €                            8.241,00 €                                43.935,00 €
Banca 4                                                                          130.803,00 €                                                                   167.214,00 €                                                                     177.375,00 €                         10.161,00 €                                46.572,00 €
Banca 5                                                                          140.004,00 €                                                                     169.404,00 €                                                                    178.317,00 €                            8.913,00 €                                38.313,00 €

 

 

 

Caro voli: aumenti inaccettabili nel 2023, tra il +20% e il +50% rispetto al 2022. Adoc, Assoutenti e Federconsumatori chiedono a Mr Prezzi di fare chiarezza, sanzionando speculazioni e abusi.

Dopo le nostre ripetute denunce e segnalazioni alle autorità competenti, tra cui AGCM e ART, oggi anche Mr Prezzi ha affrontato la questione del caro-voli.

Il 2023, infatti, ha definitivamente segnato la fine dell’emergenza legata alla pandemia: il numero dei passeggeri è raddoppiato rispetto all’anno precedente e più che triplicato rispetto al 2021. Alla luce di tale andamento non è avvenuto un contestuale aumento dell’offerta: ciò ha determinato una vera e propria impennata dei costi dei voli.

In vista delle vacanze estive abbiamo registrato rincari significativi dei prezzi dei biglietti aerei, con aumenti compresi tra il 20% e il 50%, e picchi del 70%, nonostante il rallentamento dei prezzi dei carburanti. Un aumento che riguarda prima di tutto le compagnie low cost, ormai lungi dall’essere competitive e vantaggiose, che oggi applicano, per la stagione estiva 2023, prezzi superiori del +15% rispetto a quelli delle compagnie di linea.

Un trend che riteniamo inaccettabile, che sta mettendo a dura prova i passeggeri e rischia di danneggiare fortemente la stagione turistica.

Questo è quanto Adoc, Assoutenti e Federconsumatori, designate dal Cncu, hanno denunciato oggi durante la riunione della Commissione di allerta rapida prezzi, convocata, al MIMIT, per affrontare il caro voli.

Oltre agli aumenti, non bisogna sottovalutare l’aspetto fondamentale della trasparenza del prezzo del biglietto, che dovrebbe indicare fin dalle prime fasi di ricerca le diverse voci di cui è composto, per consentire ai viaggiatori di fare scelte consapevoli ed evitare loro brutte sorprese.

Dal bagaglio di dimensioni adatte al viaggio al suo imbarco in stiva, dalla scelta del posto sul velivolo all’imbarco prioritario, sono molte le “opzioni extra” che tali non sono, ovvero quei servizi in teoria non obbligatori il cui costo si somma a quello sponsorizzato in homepage dalla compagnia, fino a farlo lievitare a cifre improponibili. Si tratta di una questione di trasparenza dei costi, di pubblicità ingannevole nonché di pratiche commerciali scorrette, ai limiti dei fenomeni di “cartello”. Spesso dietro vi è un dark pattern, che induce i clienti a compiere azioni indesiderate e svantaggiose per loro, aggiungendo servizi e spese accessorie al biglietto di trasporto.

I consumatori hanno diritto a vederci chiaro sui prezzi dei biglietti, sia sui siti delle compagnie che sui principali motori di ricerca voli aerei (come Skyscanner, Google voli, Edrems, ecc.). Questi portali mostrano spesso sulla propria pagina costi dei biglietti aerei talvolta molto economici, che però non corrispondono quasi mai al prezzo finale.

A questo si aggiunge la questione dei costi, spesso molto onerosi, dei servizi “accessori” quali il parcheggio o il trasferimento città-aeroporto, dove si rilevano aumenti spropositati e disservizi.

È giunto il momento di fare chiarezza su questi aspetti, prendendo provvedimenti adeguati per offrire servizi di qualità, che soddisfino la domanda di mercato a prezzi accessibili e realmente concorrenziali.

Non è tollerabile, come dichiara lo stesso ministro Urso, che, nonostante l’aumento della domanda e la diminuzione dei prezzi del carburante, i prezzi dei voli aerei aumentino così tanto, guarda caso nel periodo delle vacanze estive e, in particolare, per le tratte per le quali essi sono indispensabili, come le isole. Sembrerebbe proprio che l’aumento dei prezzi dei biglietti sia direttamente proporzionale a quello della domanda, quando invece dovrebbe avvenire l’esatto contrario!

Una coincidenza? O piuttosto dannosi e inaccettabili fenomeni speculativi?

Il ministro ha annunciato l’imminente presentazione di un disegno di legge sulla materia, insieme a nuove norme di disciplina dei servizi di taxi e NCC.  Le Associazioni ne apprezzano l’orientamento, ma chiedono di essere consultate sul testo prima della sua presentazione e audite durante l’iter parlamentare.

Il Garante dei prezzi, avvalendosi delle segnalazioni delle Associazioni dei Consumatori e degli attenti monitoraggi sui prezzi da loro realizzati, è chiamato a sanzionare tali comportamenti. Oltre a questo, Adoc, Assoutenti e Federconsumatori chiedono che si attuino immediatamente:

  • una riduzione delle tasse aeroportuali;
  • si assicuri il servizio pubblico di trasporto aereo da e verso le isole;
  • si applichi un meccanismo automatico di riduzione dei prezzi dei biglietti a seconda del fattore di riempimento del volo, con modalità trasparenti e non speculative (un algoritmo che funzioni al contrario rispetto a quel che accade oggi);
  • si impongano limiti e si riducano i prezzi dei transfert e dei servizi aeroportuali a carico dei passeggeri, potenziando quelli di assistenza a terra, troppo spesso insufficienti.

Estate 2023: boom di prenotazioni nei campeggi. Aumenti del 14% attendono gli italiani che scelgono di trascorrere le ferie all’aria aperta.

Con l’avvio della stagione estiva sono molti gli italiani che si preparano a partire o a trascorrere almeno 2-3 giorni di relax, godendosi paesaggi e prodotti genuini.

Sarà per il risparmio, sarà per la voglia di riscoprire il contatto con la natura e vivere all’aria aperta, ma la vera tendenza delle vacanze 2023 è il campeggio: si registra un boom di prenotazioni presso camping e villaggi (+9,8% rispetto allo scorso anno, in cui già si era registrato un aumento), dove alcuni sperimentano anche la nuova moda del glamping.

Secondo le stime dell’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori, tra rinunce e sacrifici, solo il 39% dei cittadini partirà per le vacanze estive. Oltre il 52% di chi si permetterà questo lusso opterà per un soggiorno “ridotto” di 3-5 giorni.

Nel panorama delle scelte su come trascorrere le vacanze, nel 2023, il camping risulta meno dispendioso in confronto alle sistemazioni alberghiere, anche se registra un aumento medio dei prezzi del +14% rispetto al 2022.

Nel dettaglio crescono il costo per l’ingresso degli amici a quattro zampe (+26%), per trascorrere una notte in lodge tent (+29%), in bungalow, per l’attacco alla corrente elettrica (+17%), per l’ingresso di adulti (+19%) e bambini (+13%).

Alla luce di questi aumenti emerge che, complessivamente, una famiglia composta da 2 adulti e 2 bambini, per trascorrere una settimana in campeggio in una località balneare, tra piazzola, ingressi, pasti e servizi balneari, spende in alta stagione 1.387,62 euro.

Chi, invece, non vuole rinunciare alla comodità e preferisce soggiornare in bungalow spenderà 2.348,44 euro, il 69% in più rispetto alla soluzione in tenda.

Per coniugare originalità e comodità è possibile optare per il glamping (campeggio “glamour”): una tenda di lusso, o comunque una locazione comoda e green, in cui si dispone di tutta l’attrezzatura necessaria per il proprio soggiorno. In questo caso, in lodge tent, il costo ammonterà a 2.133,73 euro per una settimana.

 

Di seguito le tabelle con i costi in dettaglio.

 

Prezzi medi su base nazionale
Campeggi 2023 ALTA STAGIONE
  2022 2023 Var.% 2023/2022
ADULTI  €                  12,15 €               14,41 19%
BAMBINI  €                    8,14 €                 9,17 13%
CANE  €                   5,83 €                7,36 26%
PIAZZOLA ROULOTTE/CAMPER/TENDA  €                 22,82 €               24,11 6%
TENDA GRANDE  €                  16,25 €               17,51 8%
TENDA PICCOLA  €                  12,13 €               12,37 2%
ATTACCO LUCE  €                   4,35 €                 5,11 17%
AUTO  €                   6,20 €                6,57 6%
MOTO  €                   3,43 €                3,64 6%
LODGE TENT (1 NOTTE)  €                 99,00 €            127,47 29%
BUNGALOW 1 NOTTE (4 PAX)  €               127,00 €            161,00 27%

 

 

 

PREZZI GIORNALIERI ALTA STAGIONE 2023
ADULTI LUGLIO (STAGIONE MEDIO-ALTA)  €              12,45
AGOSTO (ALTA STAGIONE)  €             14,49
BAMBINI LUGLIO  €               7,69
AGOSTO  €               9,35
CANE LUGLIO  €                5,77
AGOSTO  €               7,05
PIAZZOLA ROULOTTE/CAMPER/TENDA LUGLIO  €             21,09
AGOSTO  €             24,56
TENDA GRANDE LUGLIO  €             15,63
AGOSTO  €              17,95
TENDA PICCOLA LUGLIO  €              11,13
AGOSTO  €             12,85
ATTACCO LUCE LUGLIO  €               4,59
AGOSTO  €               5,84
AUTO LUGLIO  €               5,66
AGOSTO  €               6,57
MOTO LUGLIO  €               3,29
AGOSTO  €               3,64

 

 

PREZZI A SETTIMANA IN ALTA STAGIONE 2023 Camping con tenda/roulotte/camper proprio
ADULTI (2)  €                                                           201,74
BAMBINI (2)  €                                                           128,38
PIAZZOLA ROULOTTE/CAMPER/TENDA  €                                                           168,77
ATTACCO LUCE  €                                                              35,77
AUTO  €                                                              43,40
PASTI (2 CENE AL RISTORANTE+SPESA SPACCIO+CONSUMAZIONI BAR)  €                                                           616,00
SERVIZI BALNEARI  €                                                           193,56
TOTALE 

 

 €                                                        1.387,62

 

  

 

PREZZI A SETTIMANA ALTA STAGIONE 2023 

Camping/villaggio con sistemazione in bungalow

ADULTI (2)  €                                                              201,74
BAMBINI (2)  €                                                              128,38
BUNGALOW  €                                                           1.127,00
ATTACCO LUCE  €                                                                 35,77
AUTO  €                                                                45,99
PASTI (2 CENE AL RISTORANTE+SPESA SPACCIO+CONSUMAZIONI BAR)  €                                                              616,00
SERVIZI BALNEARI  €                                                              193,56
TOTALE 

 

 €                                                         2.348,44

 

 

 

 

PREZZI A SETTIMANA ALTA STAGIONE 2023 

Camping/villaggio con sistemazione in lodge tent

ADULTI (2)  €                                                              201,74
BAMBINI (2)  €                                                              128,38
LODGE TENT  €                                                              892,29
ATTACCO LUCE  €                                                                 35,77
AUTO  €                                                                45,99
PASTI (2 CENE AL RISTORANTE+SPESA SPACCIO+CONSUMAZIONI BAR)  €                                                              616,00
SERVIZI BALNEARI  €                                                              193,56
TOTALE 

 

 €                                                            2.113,73

Eurovita: incontro del 14 luglio tra IVASS e Associazioni dei Consumatori. Tutelare i diritti dei cittadini interessati e costituire al più presto un fondo di garanzia.

Nel corso dell’incontro tenutosi il 14 luglio IVASS ha illustrato alle Associazioni dei Consumatori il contenuto dell’accordo raggiunto il 30 giugno, per il quale le compagnie di assicurazioni Unipol, Generali, Allianz, IntesaSanPaoloVita e PosteVita acquisiranno l’intero Portafoglio delle polizze di Eurovita S.p.A., salvaguardando così le posizioni degli assicurati.

L’operazione di salvataggio, con il concorso dei soggetti distributori, prevede che l’accordo sia tempestivamente tradotto in contratti vincolanti – entro fine luglio – per poi successivamente pervenire alla costituzione di una società, una newco, partecipata dalle compagnie già citate, che subentri nel portafoglio polizze Eurovita.

Una volta costituita la nuova società verrà meno il blocco dei riscatti, al momento previsto fino al 31 ottobre. IVASS, tuttavia, confida prudenzialmente che l’operazione possa concludersi anticipatamente a quella data e tutti gli interessati stanno lavorando alacremente in tal senso.

Le Associazioni Adiconsum, Adoc, Cittadinanzattiva, Codacons, Confconsumatori, Federconsumatori, Movimento Difesa del Cittadino, Udicon, che hanno partecipato all’incontro, hanno rilevato come la vicenda Eurovita abbia visto confermata l’autorevolezza dell’Istituto di Vigilanza, il cui intervento ha consentito di pervenire ad una celere soluzione, nonché l’efficacia dell’impianto normativo del settore, dando prova da un lato di un mercato maturo, che ha saputo cogliere l’opportunità di mostrare la propria affidabilità e, dall’altro, del senso di responsabilità di assicurati ed associazioni dei consumatori, che hanno collaborato con le autorità ed evitato che si ingenerassero nefasti allarmismi tra i cittadini.

Si è colta l’occasione dell’incontro per ribadire l’improcrastinabile necessità di costituire un fondo di garanzia per consentire una ancor più celere definizione delle criticità, qualora malauguratamente analoghi casi dovessero ripetersi, consentendo così una ancor più pronta salvaguardia degli assicurati, così come e stata rilanciata la proposta di trovare adeguate soluzioni, anche attraverso linee di credito dedicate, ai cittadini dell’Emilia-Romagna colpiti dall’alluvione.

Il 18 luglio le Associazioni incontreranno il Commissario Dott. Santoliquido, nell’occasione avanzeranno con determinazione le istanze dei consumatori.  Le Associazioni sono a disposizione di tutti gli interessati, qualora occorressero chiarimenti in merito alle proprie polizze.

Inflazione: prezzi ancora troppo alti. Le ricadute per le famiglie ammontano a 1.907,20 euro. L’impatto è più pesante per le famiglie con bassi redditi.

L’inflazione a giugno prosegue la sua corsa in discesa, secondo l’Istat: il tasso si attesta al 6,4%. Rallenta anche il carrello della spesa, il cui tasso si ferma al 10,5%.

Ma attenzione, se da un lato diminuisco i prezzi dei beni energetici, dall’altro aumentano quelli dei prodotti alimentari non lavorati (+9,4% dal +8,8% del mese precedente). Aumentano anche i prezzi dei servizi relativi ai trasporti e dei servizi ricreativi, come di consueto in estate.

Si tratta di dinamiche contrastanti, dietro alle quali a nostro avviso si nascondono ancora “astuzie” e fenomeni speculativi: i prezzi, infatti, dovrebbero in molti casi scendere rispetto ai livelli elevatissimi a cui si sono attestati nei momenti di maggiore crisi sul piano energetico e di rifornimento delle materie prime, mentre nella migliore delle ipotesi rimangono stabili, anzi continuano ad aumentare.

Secondo uno studio aggiornato dell’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori sui prezzi di un paniere di 30 prodotti fondamentali è emerso che, a fronte di un tasso di inflazione, oggi, del 6,4%, i prezzi dei prodotti essenziali sono aumentati mediamente di oltre il doppio, cioè del 13,8% (prendendo a riferimento i prezzi applicati a luglio 2022 e quelli di luglio 2023).

Una dinamica allarmante e pericolosa, soprattutto perché incide ed erode il potere di acquisto delle famiglie: con l’inflazione a questi livelli, le ricadute, secondo le stime dell’O.N.F., sono pari a 1.907,20 euro annui a famiglia. Ma l’impatto non è uguale per tutti: sono le famiglie meno abbienti a subire in maniera più forte e in molti casi insostenibile le conseguenze degli aumenti.

È necessario, pertanto, che il Governo rivolga lo sguardo e l’attenzione a queste famiglie, operando un incremento del potere di acquisto specialmente delle famiglie a reddito fisso, una detassazione dei salari e rendendo strutturale il taglio del cuneo fiscale. Inoltre, è indispensabile l’avvio immediato di monitoraggi capillari dei prezzi da parte del Garante, con l’aiuto delle Associazioni dei Consumatori, per rilevare e contrastare in maniera tempestiva i fenomeni speculativi.